Il defunto boss Lorenzo Nuvoletta

Le dichiarazioni del pentito Gioacchino Pennino agli atti del processo ’Ndrangheta stragista

di Giancarlo Tommasone

I rapporti tra il clan Nuvoletta e Cosa nostra siciliana sono stati sempre molto stretti, tanto che l’organizzazione criminale di Marano, piuttosto che camorristica, può considerarsi «tecnicamente» mafiosa, visto che i suoi capi storici erano tutti «punciuti» (avevano stretto giuramento mafioso). L’esistenza, fin dagli anni Sessanta, di legami forti tra maranesi e siciliani, emerge anche dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Gioacchino Pennino (dichiarazioni finite agli atti del processo ’Ndrangheta stragista, conclusosi a luglio scorso con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone).

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ebbe l’incarico di coinvolgere i Nuvoletta

Gioacchino Pennino, alto borghese palermitano, medico, era stato, ad un tempo, legato alla massoneria e uomo d’onore della famiglia di Brancaccio. Famiglia, di cui, erano capi indiscussi proprio Giuseppe Graviano, e suo fratello Filippo. Il 25 aprile del 2014, Pennino nel corso dell’interrogatorio, riferisce come avesse personalmente conosciuto, in Aspromonte, i capi-’ndrangheta, Domenico e Rocco Musolino. E spiega: «Posso dire che il rispetto di cui godeva Rocco Musolino era, per le modalità con cui si manifestava, in tutto simile a quello di cui godeva mio zio Gioacchino Pennino (omonimo del collaboratore di giustizia, ndr), uomo d’onore della famiglia di Brancaccio. Mio zio Gioacchino Pennino mi confidò di essere stato da latitante, negli anni ’60, ospite dei Nuvoletta nel Napoletano. La cosa non deve sorprendere in quanto Cosa nostra, ’Ndrangheta e Sacra corona unita, sono da sempre unite fra loro. Sarebbe meglio dire sono una “Cosa sola”».