di Giancarlo Tommasone

Corruzione, presunti legami tra un imprenditore e i clan della provincia nord di Napoli, poliziotti sospettati di essere a libro paga dello stesso imprenditore, una «talpa» in Procura, arresti e uno strano rogo. Ci sono tutti gli ingredienti per una brutta storia.

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Nella notte è stata bruciata
l’auto di Carlo D’Aguano,
finito in manette all’alba di ieri,
con l’accusa di corruzione

L’episodio inquietante ha avuto luogo a Roma. La Maserati Levante data alle fiamme, era parcheggiata a San Basilio, in via Ottaviano di Montecelio. D’Aguano è un imprenditore napoletano trasferitosi nel capoluogo laziale; 38enne, interessi nel settore dei bar e dei centri scommesse, ha precedenti per spaccio, tentato furto, falsificazione di monete e truffa.

La sede della Procura di Roma

Camorra e Capitale, ancora una volta i destini
romani si intrecciano con quelli della mala nostrana

Sette poliziotti, una funzionaria della Procura e il già citato D’Aguano sono i protagonisti di una vicenda svelata dall’inchiesta della stessa Procura di Roma. Otto arresti e una misura interdittiva eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo della Capitale e dagli agenti della Mobile, all’alba di ieri. Le persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio.

Le notizie da reperire in Procura, erano,
secondo gli inquirenti, tutte indirizzate
a Carlo D’Aguano, così da fornirgli indicazioni
sui processi nei quali era coinvolto

Ruolo fondamentale nell’ambito di tale presunto giro corruttivo era rivestito da Simona Amadio, la funzionaria della Procura finita in carcere insieme al compagno, addetto dell’Ufficio scorte della Questura capitolina.
Come evidenziato da Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, scavando nel passato dell’imprenditore Carlo D’Aguano (da tempo finito sotto la lente della Dda), i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, hanno trovato tracce di legami (che si devono riferire esclusivamente al passato) con organizzazioni della provincia nord di Napoli. Una sua zia fu convivente del defunto Luigi Schiavino, alias Giggino ’a barbetta, considerato dagli inquirenti referente dei Moccia, in un periodo – sottolineiamo – cristallizzato all’inizio degli Anni Novanta.

Carabinieri in azione

Da Roma alla camorra dell’area nord di Napoli

D’Aguano, inoltre, è stato indicato da un pentito, quale collettore dell’attività estorsiva di Francesco Ullero, considerato personaggio di spicco della mala della provincia partenopea. Le indagini continuano e si focalizzano proprio sul ruolo del 38enne e sulla sua figura. A ciò si aggiunga un particolare certamente non di secondo piano: quello dell’incendio della sua vettura. Perché l’auto è stata data alle fiamme? All’interno era stato dimenticato qualcosa di compromettente? O il rogo potrebbe leggersi come un avvertimento diretto a D’Aguano. Chissà, forse il consiglio, a non dire o a fare qualcosa di «compromettente».