lunedì, Dicembre 5, 2022
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Corruzione in divisa, l’accusa si sgonfia: il detective che ha sconfitto il clan Sarno torna a piede libero

L’ex sostituto commissario di Ponticelli, Vittorio Porcini, lascia gli arresti domiciliari dopo aver patteggiato 1 anno e 10 mesi. Mano tesa anche dal pubblico ministero: «È stato un eroe per un intero quartiere»

di Luigi Nicolosi

Dopo l’accusa di corruzione piovuta sulla sua testa pochi mesi fa, il detective che per oltre vent’anni ha affrontato e sconfitto la camorra di Napoli Est – su tutti il temibile clan Sarno – torna a piede libero. Pena sospesa, dunque, per Vittorio Porcini, il sostituto commissario di Ponticelli che pochi giorni fa ha deciso di patteggiare una condanna a un anno e dieci mesi nell’ambito del processo “Sma Campania”. Il poliziotto già giovedì sera ha lasciato gli arresti domiciliari, ai quali si trovava ristretto ormai dal marzo scorso.

L’epilogo giudiziario è stato per Porcini però tutt’altro che scontato. Determinanti ai fini del pronunciamento del gip sono state, in particolare, le argomentazioni portate avanti in aula dai suoi difensori, gli avvocati Giovanni Abet e Sara Piccini, il quale, al termine di un serratissimo confronto con il pubblico ministero, è riuscito a ottenere la derubricazione dell’accusa da corruzione di pubblico ufficiale a corruzione per l’esercizio della funzione: se questo non fosse accaduto Porcini avrebbe infatti rischiato di andare incontro a una condanna difficilmente inferiore ai sei anni.

A febbraio l’inchiesta aveva portato all’esecuzione di 17 arresti e aveva svelato un giro di fanghi non trattati immessi in mare attraverso il depuratore di Napoli Est, ma anche episodi di evasione dell’Iva sul commercio di idrocarburi, oltre che a presunte tangenti. Il tutto sotto l’ombra minacciosa dei clan Mazzarella e Cimmino, oltre che con la sospetta complicità di uomini in divisa che avrebbero fornito informazioni investigative ad alcuni imprenditori in odore di mala. È questo, in sintesi, il ritrattato della mala 2.0 che emerge dall’inchiesta che ha portato all’iscrizione di ventotto persone nel registro degli indagati. Sotto la lente della Procura partenopea sono finiti in particolare la partecipata Sma Campania e il commissariato di Ponticelli: ritrovatisi a essere l’epicentro di un vero terremoto giudiziario.

L’indagine ha preso piede dalla gestione dello smaltimento dei fanghi non trattati, motivo per il quale c’è stata anche la contestazione di disastro ambientale nei confronti di alcuni indagati arrestati da polizia e guardia di finanza. Nel mirino la Sma, società che si occupa di rifiuti e depurazione e adesso ritenuta parte offesa. Sono emersi poi anche episodi di corruzione, come quello che ha visto coinvolto Porcini. Quest’ultimo, dal canto suo, ha però sempre professato la propria innocenza, sostenendo in tutte le sedi processuali di non aver mai fatto “affari” con l’imprenditore in odore di camorra, Salvatore Abbate, costruttore edile ritenuto dalla Dda molto vicino al clan De Micco di Ponticelli.

Al netto della condanna concordata, il sostituto commissario alla fine è comunque riuscito a togliersi qualche soddisfazione. In sede di requisitoria, infatti, anche il pm Woodcock gli ha riconosciuto il merito di essere stato «un paladino della giustizia per oltre venticinque anni» e «un eroe in un quartiere difficile». L’accusa ha però ancora una volta messo in evidenza il fatto che Porcini, proprio in ragione della propria esperienza e abilità investigativa, avrebbe dovuto prendere con maggiore incisività le distanze da Abbate. Una storia a tinte fosche, che adesso può però finalmente avviarsi verso l’oblio. Il detective che ha sconfitto il clan Sarno torna a essere un uomo libero.

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