Gianpiero Falco

La visione coattiva in politica nei confronti dell’impresa.

di Gianpiero Falco.

Egregio direttore, in ossequio al dibattito che infuria su tutta la stampa locale e nazionale, ad oggi un’analisi ex post, rispetto a quanto avevamo previsto, è possibile. Ed è possibile, soprattutto, adottarla senza ombra di dubbio ed essere smentiti da chicchessia, per l’oggettività dei fatti accaduti e non discutibili. Ed in questi mesi, è innegabile che sia i decreti riguardanti la limitazione dei nostri diritti costituzionali che quelli relativi gli interventi economici, hanno trasmesso panico sulla popolazione e sui mercati finanziari; e soprattutto hanno testimoniato la consapevolezza da parte della maggior parte dei cittadini, della inadeguatezza della nostra classe dirigente e della politica in generale.

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Il ruolo dello Stato.

Ma veniamo a noi e quindi al ruolo che lo Stato deve assumere nei confronti dei cittadini. La politica è lo strumento che gestisce o meglio dovrebbe gestire al meglio lo sviluppo economico e sociale del proprio Paese e dovrebbe garantire il massimo ‘’Paretiano’’ di benessere, per tutti indistintamente, senza lasciare nessuno indietro. Una parola che il Winston nostrano molte volte ha proferito, ma che nei fatti non si mai è concretizzata. Ed è proprio il fallimento di tutte le impostazioni adottate dal Governo che ci riflette una situazione di conflitto sociale inedita, o meglio, che non si pensava potesse arrivare a questo livello.

Prima, però, di rappresentare questo nuovo scenario conflittuale, è necessario rimanere sulle funzioni dello Stato che deve essere in grado di proteggere i propri cittadini in periodi di crisi e contribuire al benessere degli stessi, in generale. Questa funzione è un ben dettagliata nel libro di Scienze delle Finanze su cui abbiamo studiato all’università, scritto, se non ricordo male, dal Prof. Cosciani. Ebbene, in questo libro, il professore ben descriveva il ruolo dello Stato che per il tramite degli introiti fiscali doveva filtrare, l’andamento dell’economia e soprattutto doveva garantire i servizi pubblici per i cittadini. Al riguardo, ricordo bene la sua definizione sulle imposte in genere e cioè che: ‘’l’imposta è un obbligazione di carattere forzoso, che il cittadino deve allo Stato in corrispondenza della controprestazione dei servizi da garantire ai cittadini’’.

Ora, se ci riferiamo a questa definizione, come la visione della dottrina dominante in Scienze delle Finanze, possiamo capire il perché di tante avversioni, nei confronti di chi non riconosce allo Stato italiano, il ruolo di moderatore dell’economia e soprattutto il ruolo di garanzia nell’erogazione dei servizi. Da qui crediamo, ci sia la spiegazione principale di una grande componente, della evasione fiscale che non per questo va giustificata; ma che comunque trova fondamento negli inadempimenti delle obbligazioni principali che il Cosciani, riconosce allo Stato Nazionale. E questa è la prima motivazione che dovremmo inserire nel dibattito politico e cioè delle responsabilità eventuali di chi non fa la propria parte, supponendo che il cittadino abbia lo stesso peso contrattuale nell’obbligazione che ha nei confronti dello Stato rappresentata dalle imposte che deve pagare.

Nel contesto Pandemico, è noto che i principali focolai si sono generati negli ospedali e questo perché non vi erano i dispositivi di protezione per tutti e che le principali motivazioni di decesso sono rappresentate dagli spostamenti dei probabili malati Covid nelle RSA. Una follia e soprattutto un’incapacità nella gestione della Pandemia. Ma come è possibile non essersi approvvigionati di mascherine già ad inizio febbraio? Lo stesso Guido Bertolaso, ha raccontato in TV che durante il rischio SARS del 2006, non appena la OMS aveva palesato la probabile pandemia, subito, tre mesi prima che arrivasse in Italia il virus, ci fu l’approvvigionamento e la preparazione ospedaliera. Una inadempienza che non solo ha nociuto alla salute dei cittadini, ma che sta per nuocere all’economia forse in misura ancora maggiore.

Non si capisce che avere interrotto il ciclo produttivo del Paese, per più di due mesi ha messo a terra gran parte dell’economia delle PMI e piccolissime imprese che non sono state in grado di produrre reddito per auto sostentamento. Otre a ciò, si è generato nuova povertà perché la cassa integrazione in deroga non è ancora arrivata da due mesi e soprattutto perché il bonus per gli autonomi non solo non è arrivato a tutti per il primo mese, ma è in attesa dei miglioramenti burocratici per far sì che arrivi effettivamente e non solo nei pensieri di mr. Conte, la quota aumentata a 1000 euro prevista per il secondo mese.

La vicenda di Piacenza.

Ma, soprattutto, i grandi radical chic, burocrati, si mettono di traverso per le riaperture delle imprese che producono il valore aggiunto del Nostro Paese. Penso alla situazione anomala di un grande imprenditore di Piacenza, che dopo aver fatto gli esami sierologici a tutti i suoi dipendenti per operare in sicurezza, si è visto annullare il protocollo perché la norma regionale prevede anche la misura dei tamponi, con logica conseguenza di inviare in quarantena i dipendenti poiché non conformi a quanto prestabilito dalla normativa regionale alla data di entrata in vigore della norma stessa. Una follia, e questo per il rischio del 5% di errore degli esami sierologici. Ripeto, una follia che non restituisce il valore dei rapporti di produzione della ricchezza e quindi del reddito.

Un Paese affidato ai virologi.

Il Presidente della Regione Emilia Romagna non capisce che grave errore fa nel non tenere conto delle necessità di impresa. Solo dalla produzione del reddito, lo Stato avrà la possibilità di sostenersi in tutte le sue obbligazioni. Solo salvando effettivamente i piccolissimi si eliminerà una stagioni di conflitti sociali durissimi perché a disoccupazione si aggiungerà altra disoccupazione. Non si capisce che grave errore è stato affidare in mano ai virologi la politica del nostro Paese. Da medici loro ragionano giustamente a rischio zero, ma chi gestisce un Paese deve tenere conto degli effetti economici dell’attesa della sparizione del virus e quindi convivere con lo stesso.

Si doveva dall’inizio effettuare un protocollo di analisi costi-benefici per salvare l’economia. Invece si è preferito, con astio, andare contro esigenza delle imprese, perpetrare la chiusura aziendale, come se fosse una lotta di classe tra lavoratori e imprenditori. Una cosa inaudita ed inutile, quasi come a dire: bene che sta male l’imprenditore, anche a costo del proprio posto di lavoro . E, se notate, chi sta bene ed ha assicurato la propria esistenza da uno stipendio, fa proclami del diremo e faremo e chi ha necessità di aprire attende protocolli che gli permettano di recuperare il reddito perduto.

Ma i burocrati sanno bene che se fallisce il Paese anche i loro lauti stipendi saranno a rischio? Oggi, questo contesto, anche se in modi diversi, ha fatto rinascere il conflitto sociale tra chi ha una posizione assicurata e chi non ce la ha.

Persiste, in politica, una visione coattiva nei confronti dell’impresa e oserei dire espropriativa del ruolo che la stessa ha, nel benessere sociale. Fino a quando rimarrà predominante la visione clerico-comunista, che sostiene il merito in quanto sono e non in quanto faccio, persisterà il sentimento dell’invidia sociale. Perché i risultati si ottengono con il lavoro, le competenze ed il sacrificio e non con le chiacchiere.

A buon intenditor…