Rigettata l’istanza di scarcerazione, la motivazione del gup di Trani fa infuriare la difesa

di Luigi Nicolosi

Non è bastata la pandemia di Coronavirus a ottenere l’agognata scarcerazione. Il giudice del Tribunale di Trani ha preferito lasciare in carcere i due presunti pistoleri del centro storico di Napoli ritenendo più sicure le celle di Poggioreale, piuttosto che concedere ai due imputati il beneficio degli arresti in casa.

È una vicenda giudiziaria a tratti surreale quella che ha visto, loro malgrado, protagonisti Mariano Capparella e Francesco Esposito, finiti in manette lo scorso anno per porto d’armi in luogo pubblico e violenza privata. I due, sospettati di aver fatto fuoco contro l’abitazione di un pregiudicato nella città pugliese, erano stati infatti arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e attualmente si trovano detenuti a Poggioreale. Capparella ed Esposito, che di recente hanno chiesto e ottenuto di essere processati con il rito abbreviato, ieri mattina hanno ricevuto però una notizia per loro decisamente negativa.

Il gup di Trani ha infatti rigettato l’istanza presentata dai difensori Leopoldo Perone e Antonio Rizzo, ritenendo che la gravità delle ipotesi di reato – porto d’armi e violenza privata – impone “il mantenimento della misura cautelare in atto, tanto più che lo stato di restrizione, in un ambiente difficilmente penetrabile dall’esterno, rispetto a quello più rischioso del domicilio, meglio garantisce la salute del prevenuto”. Tradotto, i due imputati avrebbero maggiori probabilità di contrarre il Covid-19 tornando a casa dai propri familiari, piuttosto che restando dietro le sbarre.

L’orientamento del giudice ha però mandato su tutte le furie il tandem difensivo, che commenta il rigetto con parole durissime: «È la manifestazione, con agghiacciante evidenza, della distanza siderale che corre tra i principi virtuosi, declinati dai rappresentati della magistratura associata nei roboanti proclami offerti alla stampa e le determinazioni assunte nella penombra della camera di consiglio dei singoli rappresentanti dell’ordine magistratuale. Non ci resta che augurare a noi e ai nostri cari l’intervento salvifico di una generalizzata riduzione in vinculis della popolazione attiva».