Gianpiero Falco

di Gianpiero Falco*

La sconfortante telefonata di un mio collega di Piacenza, oggi mi ha fatto cadere le braccia. E mi fa pensare come siamo arrivati ad una situazione così bassa per la nostra politica. Lo sconforto di chi ha speso una vita a lavorare e ha tolto molte ore alla propria famiglia per poter costruire un sogno con centinaia di dipendenti e soprattutto una leadership riconosciuta in tutto il mondo nel settore del packaging industriale, mi fa pensare e stare male. Sto parlando del mio amico, Antonio Cerciello, patron di Nord Meccanica. Mi fa stare male il fatto che noi imprenditori siamo soli e non abbiamo nessuno che pensi al nostro impegno. Mi fare stare male essere rappresentato da gente che non ha il minimo rispetto di chi fa questa vita a proprio rischio e pericolo. E soprattutto che rappresenta la più importante base occupazionale del nostro sistema Paese.

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La gestione della ormai stancante situazione coronavirus non ha tenuto conto delle imprese che traggono il loro sostentamento dalle commesse estere. Un’organizzazione che ha nel suo Dna il travalicare i confini nostrani e soprattutto la gestione tecnica delle macchine vendute in tutti i continenti viene sottoposta al nulla della nostra rappresentanza politica all’estero. Tutte le strade dell’ordinarietà gli vengono bloccate per la rappresentazione di una pandemia italica che altro non è, che la diffusione di una influenza modificata e non ancora nota per il vaccino, ma che pur sempre è un’influenza come gli epidemiologi del Sacco di Milano ci dicono e come ci dice il professor Vella dello Spallanzani di Roma. Questo cinguettio dei social in cui tutti gli ignoranti la sparano sempre più grossa e che rappresenta l’unico obiettivo per accaparrarsi la benevolenza di questi leoni da tastiera, da parte di una classe politica sempre meno capace.

La realtà è che questa segue il consenso di persone poco inclini al sacrificio e che ritengono il benessere un diritto acquisito e che soprattutto non hanno nella maggior parte dei casi le competenze per poter parlare. Infatti, la politica non ricerca il metodo per risolvere il problema lasciando intatte le funzioni vitali del nostro vivere civile, ma segue l’isteria dei più a cui manca la conoscenza delle cose e che parlano in via amplificata attraverso i social che sono la dannazione dei nostri tempi perché danno la parola a tutti. Ora cosa ci voleva a fare una conferenza stampa che, ribadendo tutti i concetti espressi nel decreto medesimo, rasserenasse un poco tutti gli animi dei cuor di leoni nostrani sottolineando come il coronavirus sia una variante dell’influenza normale senza vaccino di riferimento, con poche vittime causate, ma che diffondendosi rapidamente potrebbe creare un grave problema logistico per la disponibilità dei posti letto in terapia intensiva per il dieci per cento dei contagiati così come le statistiche rappresentano? In questa maniera si dice la verità e non si sparge la psicosi che è il male più pericoloso. Oltre a contenere le perdite dei mercati. Ieri Milano meno 11 per cento. Ma soprattutto si pongono le basi per far rispettare i contenuti del decreto continuando a vivere, organizzati per il virus ma soprattutto per le nostre aziende.

Come? Ma, ci vuole tanto a organizzare, come mi pare abbia fatto Roma, un ospedale dedicato e mi sembra abbia fatto anche il governatore De Luca? Ma ci vuole tanto ad istituire un presidio Asl per le certificazioni e controlli di chi deve giocoforza attraversare il paese per lavoro? E quindi non fermare il nostro apparato produttivo senza che la speculazione se lo mangi?  Sono cose troppo difficili per chi non ha competenze e soprattutto non è abituato alla soluzione dei problemi, anche quelli più piccoli della gestione di un proprio contesto familiare. Qui c è chi è passato dalle discoteche ad essere ministro della giustizia e chi è passato dalla buvette dello stadio San Paolo a fare il ministro degli Esteri, come può il nostro paese impostare, in queste condizioni, una azione diretta alla giusta soluzione dei problemi che stiamo avendo? Ma per favore, un po’ di serietà. E’ questa una lezione per la legge elettorale da cambiare e non portare nani e ballerini al governo. Per nani chiaramente, intendiamo nani dal punto di vista culturale. Il problema è anche l’eccessiva libertà sui social dove chiunque, la spara grossa in nome di un obiettivo, quello di diventare un influencer e guadagnare soldi dagli sponsor per il numero di utenti associati. Le cui scemenze quindi, più scemenze sono, più il sostenitore di tali fesserie, diventa famoso.

Una società malata e che oggi scopriamo molto debole perché con il suo regime libertario, dà il passo a chi vuole speculare sulle difficoltà di una nazione. E quindi ritorniamo, caro direttore, al concetto per cui a volte troppe libertà affossano la gestione dello stato democratico. Infatti, il problema che viene sempre a galla è quello delle competenze, che purtroppo latitano nella classe dirigente che viene scelta dalle bande di populisti vincitori delle elezioni e che rimane in certi posti di direzione, per la difficoltà burocratica di sostituzione. Oggi più che mai è necessaria una riformulazione delle principali regole dello stato. Dalla riforma elettorale con specifico riferimento anche alle competenze di chi fa politica alla restrizioni di alcune libertà che oggi travalicano il proprio significato originario. Oltre a ciò, c’è il fallimento dello stato democratico così come lo avevamo immaginato.

Gianpiero Falco,
delegato allo Sviluppo Regionale di Confapi Campania.

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