Gianpiero Falco

di Gianpiero Falco.

Egregio Direttore, approfittando ancora una volta della sua benevolenza nei confronti del sottoscritto, le volevo sottoporre, l’analisi del contesto Italia, già più volte analizzato anche e soprattutto dopo l’avvento straordinario della pandemia. Un’Italia che ci ha mostrato, in effetti, tutte le insufficienze che già avevamo paventato nelle analisi tecniche adottate nelle colonne del suo giornale. La visione della conferenza stampa giornaliera e i servizi dei principali tg nazionali evidenziano sia il conflitto tra le varie Istituzioni territoriali, sia la mancanza di responsabilità effettiva tra i manager di Stato oltre che di adeguatezza comportamentale dovuta al senso di appartenenza degli stessi alle Istituzioni.

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Senza ombra di dubbio la novità della conferenza stampa giornaliera dei dati circa i contagi da coronavirus ci ha portato il contributo maggiore a tale rappresentazione. Infatti lo stupido sciorinare di dati senza dare senso agli stessi, definisce il livello di capacità degli alti funzionari dello Stato nel rappresentare le proprie competenze in gioco. Il rimpallo tra gli esponenti scientifici e quelli amministrativi, durante la conferenza stampa, sulle modalità di adozione delle scelte sono poi ancora più rappresentativi di una confusione totale del nostro apparato amministrativo, disgregato in mille rivoli funzionali, che dissolve nella propria struttura poliedrica, l’accertamento della responsabilità delle azioni intraprese.

Questo intruglio burocratico, come abbiamo detto, frantuma, la unidirezionalità di scelta e quasi sempre rappresenta uno scontro tra bande rappresentanti le varie modalità di risoluzione del problema e che genera la cosiddetta burocrazia difensiva e cioè quella scelta che il più delle volte porta proprio a non scegliere. E questo, in virtù proprio del non accollarsi la responsabilità della scelta adottata. Bloccando, di fatto, la vita economica del nostro Paese.

Ci soffermiamo, volentieri, su questa nostra condizione di inefficienza perché rappresenta il male più grande di cui soffre il nostro Paese e rende lo stesso non competitivo nei confronti degli altri sistemi internazionali. Ecco, questo è il problema principale che la politica nostrana non riesce a risolvere. E il fatto è ancora più grave se tale situazione di impasse viene riconosciuta al proprio interno , come avvenuto, con la nomina del commissario straordinario per il coronavirus e con la nomina del dr. Colao per il ritorno alla normalità . Una funzione amministrativa che si auto-commissaria. Roba da matti. E chi paga? Noi come sempre.

Ma, si badi bene, non mi riferisco al riconoscimento economico dei nuovi attori, ma al ritardo ed al frazionamento delle scelte da adottare. I costi, sia diretti che indiretti, della burocrazia difensiva, sono la sommatoria delle inefficienze che poi si scaricano sul nostro debito pubblico e ci mettono in difficoltà con il rispetto delle regole dell’Unione europea. I sindacati e le associazioni datoriali, e la politica con la ‘P’ maiuscola, devono comprendere che questo è il cancro da estirpare. Abiurare la politica dell’Autorizzazione tout-court è l’elemento imprescindibile per la politica dello sviluppo dell’Italia . Solo così si inizia la politica reale di sviluppo degli investimenti, poiché con buona probabilità si attirano i capitali esteri in cerca di buone opportunità.

Non va in questa direzione la nuova politica di scontro dei sindacati avviata nel Nord del nostro Paese che riattiva una lotta senza senso e storicamente sorpassata come quella tra il padrone e l’operaio. E questo succede ad opera di una volontà di chiusura di tutte le aziende per il rischio salute delle maestranze. Follia pura che nessun Paese estero sta facendo e farà. La Germania, sta continuando a lavorare pure in costanza di chiusura delle città, così come l’Inghilterra e tutti i principali Paesi industrializzati.

Ma hanno capito che, data la condizione della nostra Nazione, non possiamo permetterci di stare ancora per lungo tempo chiusi? Una pazzia rincorrere sempre il valore di produttività dell’ultimo. E questo, nel senso che deve essere incentivata la produttività di tutti i partecipanti alle attività, con un sistema di premialità sugli obbiettivi raggiunti. E quindi minimum contrattuale più sistema di incentivi. Per gli ultimi, intesi come quelli che non ce la fanno, massima copertura con delle mirate indennità .

Quindi sveglia, guardare al futuro e tutti verso l’obiettivo della risalita del nostro Paese che naviga in acque non tranquille, anzi tempestose e soprattutto a rischio di bancarotta. In definitiva, come dice l’ottimo Zaia, si riapra investendo in sicurezza dei cittadini e dei lavoratori. Non si può aspettare la fine dei contagi del virus, sarebbe default sicuro. Ma questi rappresentanti Politici, sindacali e datoriali sanno di che stanno parlando? Non c’è più scelta, si deve andare avanti con le dovute garanzie e bisogna fare soldi. Riconosciamo all’ondivago capo dell’opposizione Salvini di avere detto finalmente una cosa giusta e cioè burocrazia zero, condoni tombali e contributivi. Ed io ci aggiungerei una imposta una tantum per la emergenza, così da non scontentare nessuno e ripartire senza se e senza ma.

Solo così, ci metteremmo al riparo delle bruttissime figure che oggi giorno ci fanno vergognare all’estero di avere partorito questo obbrobrio amministrativo per il funzionamento della nostra Nazione. Ancora si deve capire che non sono accettate scelte al ribasso e che dobbiamo essere disponibili per il merito e per chi fa di più. Basta con l’appiattimento verso il basso del nostro sistema retaggio, come amo dire sempre della nostra impostazione clerico-comunista. E, come concludo sempre, caro direttore, a buon intenditor…