Ecco come le Asl riescono ad intercettare i contatti e bloccare potenziali nuovi contagi

Si chiamano ‘investigatori delle Asl’, coloro che nella Regione Campania (così come in tutte le altre regioni) eseguono la mappatura delle persone che sono state in contatto con i soggetti risultati positivi al Coronavirus, così da evitare il diffondersi dell’epidemia. I suddetti investigatori entrano in azione non appena ricevono la notizia di un tampone risultato positivo al Covid-19.

Il loro principale obiettivo resta quello di rintracciare i possibili nuovi casi, cercando di seguire la giusta scia di ogni focolaio così da poterlo bloccare. In tutta l’Italia, il 31,5% delle diagnosi viene svolta seguendo questo tipo di operazione.

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Per essere in grado di rintracciare ulteriori potenziali casi di positività, tali investigatori delle Asl, hanno il compito di sottoporre il paziente contagiato ad un interrogatorio.

Con precisione hanno il dovere di ricostruire in maniera dettagliata gli spostamenti nei giorni precedenti della persona risultata positiva al tampone e quali contatti abbia avuto. La mappatura inizia con l’identificare i contatti più vicini e i familiari. In seguito ci si allontana contattando quelli più lontani nel tempo, fino a raggiungere i 14 giorni dalla diagnosi della positività.

Questo tipo di lavoro viene effettuato tramite chiamata telefonica, in cui l’operatore contatterà la lista di persone. In seguito al tracciamento telefonico, segue quello informatico relativo alla famosa app per gli smartphone ‘Immuni’, cui stima però fino ad oggi è stata molto scarsa.

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