di Giancarlo Tommasone

Inchieste giornalistiche, operazioni di intelligence, la preparazione e la formazione necessarie per il personale da utilizzare nelle attività di indagine. Stylo24 ha contattato il vicepresidente del Copasir (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti), senatore Giuseppe Esposito.

Riguardo all’inchiesta effettuata da Fanpage.it, si può parlare di attività di intelligence?
Secondo me no. Non c’è stata attività di intelligence, ma una attività di inchiesta fatta anche in maniera grossolana. Devo essere onesto, io sono contro la trasparenza a tutti i livelli. L’ingenuità di chi ha ricevuto persone che neanche conosceva e con le quali ha parlato di operazioni delicate è alquanto sconcertate. Poi, almeno da quanto mi è capitato di inquadrare, non ci sono atti penalmente da condannare.

Per lei, allora, cosa significa fare intelligence?
Si fa con persone che hanno la qualifica, la preparazione per farlo, e che fanno l’indagine in un’altra maniera. Non immagino in Italia un agente della sicurezza (dei Servizi) o della pubblica sicurezza che va lì e dice: vediamo di fare un accordo sul traffico di scorie nucleari. Per me l’inchiesta effettuata da Fanpage.it è un’inchiesta da Facebook. Io sono dell’idea che una operazione effettuata per mandare in galera un politico, vada fatta con tutti i crismi. Bisogna avere l’avviso del reato. Sapere che c’è un reato e che posso perseguire quel reato. Nel caso sia un giornalista vado dalla polizia e relaziono sull’inchiesta che sto svolgendo e sul reato su cui sto indagando.

I giornalisti di Fanpage.it si sono però interfacciati con la Procura.
Sì, ma alla fine. La Procura ha dovuto accelerare per tutta una serie di avvisi di garanzia, perché stavano per essere pubblicati i video e il materiale dell’inchiesta giornalistica.

Dabbenaggine o eccesso di fiducia da parte di chi si trovava (inconsapevolmente) a favore di obiettivo?
Parlerei di atteggiamento leggero. La semplicità con cui si parla anche di momenti della vita pubblica dovrebbe essere rivista. E’ questa la prima cosa che emerge dall’inchiesta. Persone che hanno un ruolo pubblico e che hanno accolto degli sconosciuti, senza minimamente informarsi con chi si aveva a che fare.

Parliamo di De Luca jr, che dopo l’avviso di garanzia si è dimesso dalla carica di assessore a Salerno.
Anche nel caso di De Luca ritorniamo al discorso di prima e quindi della dabbenaggine da parte di chi ha accolto delle persone con le quali si è parlato di operazioni delicate, senza nemmeno sapere chi in realtà fossero quelle persone. Eppure personaggi della vita pubblica dovrebbero avere intorno collaboratori che facciano da filtro o che per lo meno siano in grado di informarsi su chi propone di incontrarli.