Ogni anno le casse dell’erario perdono quasi un miliardo di euro sotto la voce ‘contrabbando di sigarette’. Sono questi i danni causati al fisco dai traffici illeciti in termini di “mancati introiti” secondo lo studio realizzato con il contributo di British American Tobacco Italia (Bat Italia) e curato da ‘Intellegit’, start-up dell’Universita’ di Trento. Insomma non ci sono solo ripercussioni sulla salute. E l’Italia oltre ad essere un mercato di sbocco e’ anche una ‘terra di mezzo’, dove la ‘merce’ transita per andare altrove. Il fenomeno nella Penisola resta comunque contenuto, “addirittura in leggero calo rispetto al 2016 (si passa da un’incidenza del 6,4% al 4,3% nel 2017)”, spiega l’amministratore delegato di British American Tobacco Italia, Andrea Conzonato.

Contrabbando-sigarette
Un sequestro di sigarette di contrabbando

Si tratta di livelli lontani dai picchi registrati in altri Paesi del vecchio Continente (in Lettonia si arriva al 22%). Sono, pero’, in forte crescita le ‘cheap whites’, sigarette prodotte lecitamente in Paesi extra Ue ma poi portate di contrabbando in Europa. Nel 2016 sono arrivate a coprire addirittura il 60% del mercato illecito. E per la prima volta lo studio ne traccia una mappa, catalogando i marchi di ‘cheap whites’ piu’ presenti (Regina, Marble, Pine, Minsk, Mark1), “con prezzi che oscillano tra un minimo di 2,5 ad un massimo di 3,5 euro”.

Non solo, la ricerca analizza anche il radicamento del contrabbando citta’ per citta’. “La piu’ impattata e’ Napoli (un pacchetto su quattro e’ di origine non domestica). Al secondo posto Trieste, principalmente a causa della vicinanza con la Slovenia”, dove le sigarette costano meno. Seguono Salerno, Palermo e Messina.