Il giro di prestanome e gli interessi dell’organizzazione malavitosa in Spagna

I sigilli sono scattati circa una settimana fa, per motivi di ordine pubblico: 90 giorni di stop al Club Partenopeo di Via Coroglio, locale tra i più in voga nell’universo del by night napoletano, e non solo. Il questore Alessandro Giuliano ha adottato la decisione su proposta dei carabinieri, facendo anche sospendere la licenza di somministrazione di alimenti e bevande. Troppe volte, annotano gli inquirenti, la discoteca è stata teatro di aggressioni, risse e reati contro il patrimonio. Una delle tante gocce che ha fatto traboccare il classico vaso, il ferimento di un giovane, raggiunto all’addome da un fendente, a metà dello scorso settembre. Ma il locale di Via Coroglio sarebbe finito anche nell’obiettivo di un clan della camorra, la cosca dei Contini.

Le rivelazioni del collaboratore
di giustizia Gennaro Carra

A ribadire il «concetto», il nuovo collaboratore del clan del Rione Traiano, Gennaro Carra. Per anni braccio destro del boss Salvatore Cutolo, conosciuto all’anagrafe di camorra come borotalco, il pentito, da alcuni mesi racconta degli affari illeciti nel quadrante occidentale della città partenopea. Ma c’è di più.

Le dichiarazioni nell’ambito del processo
imbastito nei confronti dei fratelli Esposito

Ascoltato dai magistrati nell’ambito del processo a carico di Gabriele, Giuseppe e Francesco Esposito (che furono arrestati a maggio del 2018), ha confermato i contatti esistenti tra uno dei tre fratelli e il ras Ettore Bosti (figlio del boss Patrizio e considerato elemento apicale dell’organizzazione malavitosa del Vasto-Arenaccia). Si tratterebbe di contatti per puntare, da parte del clan, al controllo del locale di Via Coroglio, il Club Partenopeo. Naturalmente, rispetto ai presunti citati rapporti, c’è da attendere anche la decisione che prenderà la magistratura relativamente al processo che vede coinvolti i tre fratelli Esposito. Le dichiarazioni di Carra, c’è da sottolineare, vanno a confermare quanto già affermato da un altro pentito, Salvatore Maggio.

La conferma di quanto reso da
un altro pentito, Salvatore Maggio

Gli investigatori ritengono molto intime le frequentazioni degli Esposito proprio con Ettore Bosti detto ‘o russo. Maggio, da collaboratore di giustizia, sottolinea più volte nell’estate del 2017 agli inquirenti, gli stretti rapporti fra Gabriele Esposito con il clan fondato dal boss Edoardo Contini. Il riferimento è, in particolare, alla gestione di un centro scommesse. Gabriele Esposito, argomentano i magistrati, per via di una condanna per camorra (non passata in giudicato), non può gestire l’agenzia Eurobet a Piazza Mercato a Napoli, che formalmente viene pure intestata a Diego La Monica (finito agli arresti a maggio del 2018).

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anche 140mila euro ogni tre giorni»

Maggio, in un verbale del 7 agosto 2017, dichiara che per un debito con la camorra di 14mila euro, l’agenzia di Piazza Mercato, «paga» un pizzo di 500 euro al mese anziché restituire il prestito, grazie all’intercessione del boss Contini. Riguardo ai tre fratelli Esposito, erano stati arrestati già a giugno del 2017, nell’ambito di una inchiesta su intestazioni fittizie di beni per conto di clan, e incentrata sulla sala scommesse di Piazza Mercato. Il Riesame li aveva poi rimessi in libertà. A maggio del 2018, ancora un arresto.

Con i fratelli Esposito, finisce in carcere
anche Diego La Monica, indicato
dagli inquirenti come prestanome

Secondo le ipotesi investigative, l’«impero» degli Esposito sarebbe stato «costruito grazie a stretti rapporti con i clan, attraverso l’intestazione dei beni a prestanome per eludere le norme antimafia, e con il riciclaggio di capitali di provenienza illecita». I clan in questione sono quello dei Contini e dei Sarno-Palazzo.

L’operazione scattata a maggio del 2018

Relativamente all’inchiesta del 2018, sottolineano gli inquirenti, sono diversificate le attività commerciali dei fratelli Esposito: si va dai negozi per la vendita di giocattoli a un ristorante in Piazza San Pasquale, dal centro scommesse in Piazza Mercato alla discoteca a Coroglio, il Club Partenopeo, appunto. Il titolare del locale (parliamo sempre dell’epoca dei fatti), all’apparenza era La Monica.

Le ipotesi degli inquirenti sul denaro
impiegato per il Club Partenopeo

I soldi impiegati per il Club Partenopeo, ritiene però la Dia, sarebbero dei clan Contini e Sarno-Palazzo e i tre Esposito, altro non sarebbero che prestanome a loro volta, che avrebbero tratto vantaggio economico da quanto avrebbero versato i gruppi criminali nell’attività «per riciclare denaro, provento di illeciti».

L’approfondimento / Gli investimenti del clan
Contini in Spagna: il ristorante a Ibiza

Il nome di Gabriele Esposito spunta anche nelle indagini relative agli investimenti del clan Contini, attraverso Ettore Bosti, in terra iberica. Ci si riferisce a un ristorante di Ibiza, L’Elephant. L’ordinanza è quella che alla fine dello scorso giugno ha portato all’emissione di circa 130 misure di custodia cautelare (214 indagati, in totale) nei confronti del cartello che va sotto il nome di Alleanza di Secondigliano. «Dalle risultanze dell’attività investigativa, emergeva come Domenico Borriello (proprietario del locale di Ibiza, il cui nome non risulta però inserito tra quelli dei 214 indagati) fosse il destinatario di capitali accumulati illecitamente dal clan Contini ed in particolare da Ettore Bosti», è scritto nell’ordinanza a firma del gip Roberto D’Auria. Nell’inchiesta in oggetto (quella contro l’Alleanza di Secondigliano), si fa riferimento pure all’imprenditore napoletano del by nightm Gabriele Esposito, appunto. Da una serie di intercettazioni telefoniche, emerge che anche quest’ultimo partecipa, con una quota, nel ristorante di Borriello.