sabato, Agosto 13, 2022
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Consumo di suolo del 90%, Casavatore comune più cementificato d’Italia

Ma l’Arpac ammonisce: situazione allarmante in tutta la Campania

di Fabrizio Geremicca

Nel 2019 in Campania in seguito ai processi di urbanizzazione del territorio sono stati cementificati 219 ettari di superfici naturali, intendendo con questa espressione suolo agricolo, terreno boschivo e, in generale, aree verdi. Il dato è contenuto nel rapporto sul consumo di suolo pubblicato di recente dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, al quale ha contribuito l’Arpac, l’Agenzia per la protezione ambientale della Campania.  In totale, circa il 10% del territorio campano risulta occupato da coperture artificiali (140.033 ettari, pari al 10,3% dell’estensione totale della regione) e questo dato posiziona la Campania al terzo posto tra le regioni italiane per consumo di suolo (dopo la Lombardia al 12,1% e il Veneto all’11,9%).

I numeri, allarme nell’intera Campania

Sono numeri che suscitano allarme e che bisognerebbe sempre tenere a mente quando si parla del dissesto idrogeologico, delle tragedie provocate da frane, smottamenti ed alluvioni o dei cambiamenti climatici in atto. Il terreno agricolo ed il verde sono, infatti, antidoti a questi fenomeni. La cementificazione li propizia e li rende particolarmente gravi.  «La provincia di Napoli – dice l’Arpac – è maglia nera in Campania con una quota di consumo di suolo che si attesta al 33,89% e  che sale al 62,62% nel solo comune di Napoli. Nettamente distanziate le altre province. Quella di Caserta è al 9,95%, quella di Salerno al 7,89%, quella di Avellino al 7,30%. Il territorio che conserva la maggiore percentuale di superficie naturale è la provincia di Benevento, con un consumo di suolo pari al 7,13% dell’estensione provinciale. Tuttavia la provincia sannita è quella che ha perso più superficie naturale in un anno tra il 2018 e il 2019, con un consumo di suolo ulteriore di 64 ettari nel corso dell’anno». Proprio in provincia di Napoli c’è il comune italiano dove si registra la più alta percentuale in assoluto di consumo di suolo.

Situazione tragica a Casavatore, Arzano e Melito

E’ Casavatore, dove è stato cementificato il 90,43% del territorio comunale. Seguono Arzano (82,81%) e Melito ( 81,14%). «Se ci si focalizza sull’aumento di superficie con copertura artificiale tra il 2018 e il 2019 – prosegue l’Arpac – i tre comuni che hanno consumato più suolo nel corso di un anno sono Morcone (Benevento) con 24 ettari, Maddaloni (Caserta) con 20 ettari e San Lupo (Benevento) con 12 ettari».  Se poi dai numeri si passa alle vicende concrete, ci si accorge che molto del cemento che ha divorato le campagne negli anni avrebbe potuto essere risparmiato. La Campania è disseminata di aree Pip semideserte, di opere infrastrutturali inutili o incomplete, di centri commerciali  che hanno aggravato il carico urbanistico ed il congestionamento dei territori. Troppo spesso, però, a dettare le scelte urbanistiche delle amministrazioni in Campania non è stato il criterio della razionalità o della progettazione sostenibile, ma la volontà di favorire il ciclo del cemento per interessi economici privati e ricerca del consenso.

Il direttore tecnico Marro: il peso dell’urbanizzazione, su un territorio fragile come quello campano, rischia di non essere sostenibile

Commenta Claudio Marro, il direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale: «Il rapporto mostra che il peso dell’urbanizzazione, su un territorio fragile come quello campano, rischia di non essere sostenibile, e che l’istituzione di parchi e aree protette, di cui la Campania è dotata in quantità consistente, non è purtroppo un rimedio sufficiente. Nell’ultima rilevazione abbiamo registrato un lieve rallentamento della crescita del consumo di suolo in Campania, ma probabilmente è una frenata dettata più da determinanti economiche che da una radicata consapevolezza del problema».

Il monito del direttore dell’Arpac

Aggiunge il direttore dell’Arpac, Stefano Sorvino: «Non bisogna dimenticare che il suolo è una risorsa ambientale soggetta a esaurimento, non rinnovabile, e che lo sviluppo urbanistico deve essere sostenibile, altrimenti spezziamo il tronco su cui poggia l’intera comunità regionale».  

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