di Giancarlo Tommasone

Concessionari balneari e dibattito sulla libera concorrenza. Ad intervenire con una sentenza emessa ieri (n. 118/2018), è stata la Corte Costituzionale, che nella pratica ha portato a zero i tentativi effettuati dai vari Enti regionali di avvantaggiare quei concessionari che sono già insediati.

ad

Nello specifico
la Consulta sottolinea
che non spetta ai Comuni
la garanzia del legittimo
affidamento dei balneari
titolari di concessioni
che siano state rilasciate
prima del 2010

Il Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale

La vicenda scaturisce dal tentativo della Regione Abruzzo, che tramite una propria legge, aveva provato ad autorizzare i Comuni ad effettuare una sorta di sbarramento; da una parte l’intenzione era quella di garantire continuità ai concessionari balneari già insediati, dall’altra – in maniera consequenziale – di intervenire sulla libera concorrenza (di fatto limitandola). «D’altra parte – è scritto nella sentenza – le uniche forme di tutela dell’affidamento che i Comuni, nell’esercizio delle facoltà loro delegate dalla disposizione impugnata, potrebbero in concreto apprestare consisterebbero, secondo il ricorrente, o nella proroga delle concessioni esistenti, ovvero nell’imposizione ai concessionari subentranti dell’obbligo di indennizzare i concessionari uscenti».

La sentenza n. 118/2018 della Corte Costituzionale

Ma entrambe le soluzioni, spiega la Consulta, a prescindere dalla questione della loro liceità o meno alla stregua del diritto dell’Unione europea, inciderebbero sulle materie della tutela della concorrenza e dell’ordinamento civile, riservate alla competenza esclusiva dello Stato. C’è da ribadire, inoltre, che uno spiraglio – come riportato da Il Sole 24 Ore – era stato aperto da una precedente sentenza della stessa Corte (n. 109/2018), che si era espressa prendendo in considerazione la legislazione del Friuli Venezia Giulia. Sentenza secondo la quale è possibile valorizzare «l’esperienza e la professionalità del concessionario».

Le scadenze del 2020 e la possibilità
di una «rivoluzione» per le concessioni

Ciò sta a significare che, assodata la lealtà nella concorrenza, si prenderanno in esame, nella gestione dei punteggi, determinati fattori, come ad esempio la sicurezza dei lavoratori e gli obiettivi di politica sociale. La questione ha a che fare dunque con le scadenze del 2020 e la Consulta, tramite la sentenza emessa ieri, specifica che non è possibile favorire – tramite meccanismi preferenziali – i concessionari già insediati, a discapito della libera concorrenza e degli aspiranti nuovi concessionari. Una vicenda che presto potrebbe coinvolgere molti imprenditori balneari e ridisegnare la mappa dei concessionari.

Riproduzione Riservata