giovedì, Ottobre 6, 2022
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Consulta boccia il Piano casa della Regione: illegittime le deroghe al Puc

Una sentenza che sancisce la prevalenza della tutela paesaggistica

di Fabrizio Geremicca

Dicembre 2014: il consiglio regionale della Campania approva la legge finanziaria e, come non di rado accade, scatta l’assalto alla diligenza per inserire norme ritagliate a beneficio di questi o quel referente sul territorio delle forze politiche presenti nell’assemblea. Tra i vari articoli spunta anche una novella al Piano Casa del 2009 che permette di applicarlo anche nelle zone tutelate dal piano urbanistico territoriale della penisola sorrentino – amalfitana.

Non è una novità di poco conto perché proprio tra Vico Equense e Sorrento sono sul tappeto alcuni progetti edilizi che promettono affari a sei zeri a chi li ha progettati e si propone di eseguirli. Il Piano Casa, che permette facilitazioni in termini di ampliamenti di cubature e sostituzioni edilizie attraverso demolizioni e ricostruzioni, pare fatto apposta per facilitare alcune di tali operazioni. Le norme passano nonostante gli appelli e le proteste delle associazioni ambientaliste. Sette anni più tardi, però, la Corte Costituzionale sancisce che quella novella al Piano Casa approvata a pochi giorni dalla fine del 2014 è incostituzionale. Incompatibile con l’articolo 117 della Carta fondamentale.

La Consulta ha ritenuto, infatti, fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata circa un anno fa dal Consiglio di Stato a margine di un pronunciamento sul ricorso – peraltro accolto dal Tar con sentenza poi confermata in appello – contro la realizzazione di un complesso a destinazione residenziale al posto dei cantieri Apreda nel Comune di Sorrento.

Le argomentazioni dei giudici

«Il legislatore campano – argomentano in un passaggio della recente pronuncia i giudici della Corte Costituzionale – ha degradato la tutela paesaggistica da valore unitario prevalente a mera esigenza urbanistica». Ha finito, dunque, «per compromettere quella impronta unitaria della pianificazione paesaggistica che la normativa statale ha invece assunto a valore imprescindibile, ponendola al riparo dalla pluralità e dalla parcellizzazione degli interventi delle amministrazioni locali».

Commenta Francesco Saverio Esposito, l’avvocato che rappresentava Mario e Michele Apreda e che con Italia Nostra e Fare Ambiente aveva sostenuto la tesi della incostituzionalità degli articoli in questione: «La Consulta ha confermato la prevalenza delle norme del piano paesaggistico sul Piano casa e, più in generale, la inderogabilità delle norme paesaggistiche da parte di quelle urbanistiche. Ha chiarito la prevalenza del bene ambiente ed è importantissimo, perché molti Comuni continuano ad ignorare o a volere ignorare tale principio. Il pronunciamento della Consulta avrà ricadute ben oltre il territorio della penisola sorrentina».

L’operazione edilizia bloccata

L’operazione edilizia relativa ai cantieri Apreda, che si volevano abbattere e sostituire con un complesso ad uso residenziale, destinandone il 30% del volume ad housing sociale, era uno dei molti affari edilizi di Antonio Elefante, ingegnere protagonista di svariate avventure immobiliari tra Castellammare di Stabia e la penisola sorrentina.

Tra esse la più nota è forse l’housing sociale di Sant’Agnello, che ha determinato la cementificazione di un agrumeto per la realizzazione di 53 appartamenti e vari garage e locali commerciali. La vicenda è finita al centro di una indagine da parte della Procura di Torre Annunziata.

Il complesso edilizio è stato sequestrato e poi dissequestrato dal Tribunale del Riesame. A settembre la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura ed ha annullato il dissequestro, con rinvio al Riesame. Si attende ora che quest’ultimo si pronunci di nuovo. L’udienza a metà gennaio. Elefante per la vicenda dell’housing è indagato insieme, tra gli altri, a Piergiorgio Sagristani, il sindaco di Sant’Agnello. Gli avvisi di conclusione delle indagini sono stati recapitati alcuni mesi fa. Rischia, dunque, di andare a processo per lottizzazione abusiva ed altri reati il professionista che, da assessore al Comune di Vico, si era conquistato gli onori della cronaca perché era riuscito a far demolire l’ecomostro di Alimuri.

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