Il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto
Il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto

Lo scontro interno all’Arma dei carabinieri sarebbe alla base della decisione da parte dell’ex investigatore del Noe Gianpaolo Scafarto di informare la stampa circa l’indagine che interessava il generale Tullio Del Sette e il ministro Luca Lotti. Supporto a quella presunta ritorsione è dato dalle dichiarazioni rese dal maggiore Marco Cavallo.
Secondo quanto è scritto nero su bianco nel verbale dell’interrogatorio davanti ai magistrati romani, Cavallo riferisce di fatti relativi agli articoli redatti dal vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, Marco Lillo. Servizi pubblicati a partire dal 22 dicembre del 2016. Ma cosa dichiara Colombo?

La sede della Procura di Roma

Ai magistrati, dice di ricordare «che la sera del giorno 20, più probabilmente 21 mattina (dicembre 2016, ndr), Scafarto, che incontrai in caserma, mi disse che il comandante generale era responsabile per avere informato gli indagati delle intercettazioni, forse specificò ambientali, e che la notizia sarebbe uscita sul Fatto Quotidiano».

Il ministro Luca Lotti

Il comandante generale è Del Sette, mentre l’indagato informato è Lotti. Effettivamente il 22 dicembre Il Fatto esce con un articolo in cui tali argomenti vengono resi pubblici. Per la questione della fuga di notizie è stato indagato anche il colonnello Alessandro Sessa, a cui è contestato il reato di omessa denuncia. Sessa, infatti, secondo le ipotesi della magistratura, sarebbe venuto a conoscenza del reato di rivelazione di segreto d’ufficio «commesso dal suo sottoposto Gianpaolo Scafarto» e «… ometteva di denunciarlo pur avendo obbligo di fare rapporto». I sospetti dei pm romani relativi al fatto che anche Sessa fosse informato circa la rivelazione di Scafarto, aumentano proprio in virtù del verbale di Cavallo. Alcuni giorni dopo la pubblicazione degli articoli de Il Fatto, ricostruisce Cavallo, «il colonnello Sessa mi disse che (…) Scafarto, passato da lui, gli aveva confessato di essere stato lui ad aver passato a Marco Lillo le informazioni poi oggetto degli articoli. E’ chiaro che stavamo parlando delle iscrizioni nel registro degli indagati di Tullio Del Sette, del comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia e del ministro Luca Lotti». Tutto ciò, come riportato da Il Sole 24 Ore lo scorso 20 febbraio, farebbe emergere, in maniera alquanto chiara, il presunto scontro interno all’Arma.