Tiziano Renzi e l'imprenditore napoletano Carlo Russo

Udienza preliminare del procedimento Consip. Ieri, in aula, si è discusso circa la posizione del maggiore dei carabinieri, Gianpaolo Scafarto (accusato di falso in atto pubblico, depistaggio e rivelazione di segreto), e di Alessandro Sessa, che risponde di depistaggio in concorso. «Non ho mai messo a rischio l’indagine, non ho mai rivelato alcuna notizia coperta da segreto: questa è la verità e spero che venga affermata anche dal punto di vista giudiziario».

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a giudizio? E’ una delle opzioni, vedremo»

E’ quanto afferma il maggiore dei carabinieri Gian Paolo Scafarto, ex ufficiale del Noe, che ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti al gup di Roma, Clementina Forleo, nell’ambito dell’udienza preliminare del procedimento sul caso Consip.

Le dichiarazioni spontanee
rese da Gianpaolo Scafarto

«Al giudice ho confermato – ha detto Scafarto fuori dall’aula – quello che ho sempre sostenuto. Per questa vicenda la mia vita è stata stravolta, prima ero in ufficio di polizia giudiziaria ora mi occupo di logistica». Secondo l’impianto accusatorio Scafarto, avrebbe riferito al giornalista Marco Lillo (vicedirettore de «Il Fatto Quotidiano») le prime iscrizioni nel registro degli indagati, in particolare quella di Tullio Del Sette (l’ex comandante generale dei carabinieri) nel procedimento avviato dalla procura di Napoli nel dicembre del 2016 e poi trasmesso per competenza nella Capitale. La prossima udienza davanti alla dottoressa Forleo, è fissata al prossimo 17 settembre, e sarà dedicata alla posizione di Carlo Russo, l’imprenditore napoletano amico di Tiziano Renzi. Cambia l’accusa nei confronti di Russo, non più millantato credito, ma traffico di influenze.

Tutto ciò in virtù degli effetti della «Spazzacorrotti». Relativamente alla decisione dei giudici sul rinvio a giudizio per sette persone, tra cui, Russo, Scafarto, l’ex ministro Luca Lotti, Tullio Del Sette, si terrà, intorno al sette ottobre. Il 14 dello stesso mese, invece, davanti al giudice Gaspare Sturzo, si discuterà la richiesta di archiviazione presentata dai pm per Tiziano Renzi. Tornando a Russo, l’accusa gli contesta di essersi fatto promettere «da Alfredo Romeo 100mila euro, come prezzo della propria mediazione (oltre ad altre somme, promesse per singole operazioni)».

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Mediazione che «doveva consistere nell’ottenere vantaggi nell’aggiudicazione a favore della Romeo Gestioni delle procedure pubbliche di Consip. A tal fine Romeo prometteva 5mila euro ogni due mesi per Russo e 30mila euro al mese asseritamente destinate a Renzi». Il padre dell’ex premier, però, secondo i pm, era ignaro delle promesse fatte a suo nome, a Romeo. I magistrati per Russo hanno, così, chiesto il rinvio a giudizio. Ma nei suoi confronti cambia l’accusa: niente più millantato credito, ma traffico di influenze.