Luigi de Magistris e Viraj Prasanna

di Giancarlo Tommasone

Un anno e quattro giorni fa, esattamente il 16 luglio del 2018, a Napoli veniva eletto il primo consigliere extracomunitario della storia del Comune. A vincere la contesta, l’allora 41enne dello Sri Lanka, Viraj Prasanna che si impose su Syed Rajib, 31enne del Bangladesh. Il progetto del «portavoce» della comunità di migranti che vivono nella città partenopea, nacque sotto gli sbandierati propositi dell’inclusione e della partecipazione alla vita politica senza barriere di sorta. Almeno così fu annunciato.

ad

Palazzo San Giacomo pubblicizzò e cavalcò l’iniziativa, un po’ meno, quasi nulla, fu invece fatto per invitare i cittadini extracomunitari a recarsi alle urne. Ma lasciando stare questo aspetto, passiamo a parlare di Viraj.

L’ex assessore Alessandra Sardu e Viraj Prasanna

In molti si ricorderanno del video, pubblicato dal nostro giornale, e diventato virale in poche ore, che immortala il consigliere aggiunto, in seria difficoltà con l’italiano (sia nell’esprimersi nella nostra lingua che nel comprenderla). Per evitare che il progetto naufragasse poco dopo essere stato varato, si arrivò perfino a dotare Viraj di un interprete, che lo aiutasse durante le sedute di Consiglio comunale, dove l’«aggiunto» ha diritto di parola e non di voto.

L’assessore comunale al Welfare, Roberta Gaeta

Ma come vedremo, se ci sono stati risultati per l’italiano del consigliere (che, va sottolineato, fa segnare dei miglioramenti), altrettanto non si può dire del suo apporto alla causa «arancione» della democrazia e dell’inclusione. E non per colpa sua. «Purtroppo non ho ancora una stanza», afferma Viraj, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione. «E’ passato un anno – sorride – e sto ancora aspettando».

E dal punto di vista dei progetti affrontati? Chiediamo. «Non ce ne sono, perché non sono stato messo
nelle condizioni per dare il mio contributo», dichiara.

Quindi nulla è stato fatto da quando è entrato in carica? Domandiamo. «Niente di niente, del resto, dove avrei fatto accomodare qualcuno per parlare di un problema ed eventualmente affrontarlo? Non ho una stanza, una sedia, una scrivania».

In effetti non fa una piega; e allora, come facciamo di solito, quando si tratta di interrogare gli amministratori di Palazzo San Giacomo, in virtù della fatwa lanciata dai vertici del Municipio contro Stylo24, utilizzeremo il nostro giornale per fare delle domande. Con una premessa, ci siamo occupati della stanza «negata» al consigliere aggiunto già lo scorso aprile. Sono passati più di tre mesi, senza che la situazione sia minimamente cambiata.

Quindi chiediamo: come mai chi di dovere non ottempera alla richiesta (quella della stanza, che è un diritto) da parte di un rappresentante di Palazzo San Giacomo?

Non è una forma di esclusione quella attuata nei confronti di Viraj Prasanna e di tutta la comunità di migranti? Non è una lezione antidemocratica, quella che sta dando il Comune che vuole essere avamposto di porti aperti, partecipazione e condivisione? Visto che Viraj Prasanna non ha diritto al voto, è escluso dalle commissioni e non ha una stanza, dove poter svolgere il suo ruolo istituzionale, in che modo può onorare il suo mandato? A che serve questo incarico?

La consigliera comunale Eleonora De Majo

Quella del consigliere aggiunto è stata solo una delle tante trovate pubblicitarie di Giggino e compagnia (come il famoso corteo a mare), per mostrare una città «dai mille colori» e dal «cuore grande assai»? A Napoli, dunque, ci sono migranti di serie A e di serie B? Ultima domanda: a Viraj, come è stata «negata» la stanza, verrà negato anche il biglietto per assistere alle gare del Napoli al San Paolo? Pure quello, come la stanza, in fondo, è un diritto. Almeno così pare.