di Giancarlo Tommasone

Qualche isolato post sui social, rarissime e inconsistenti azioni che hanno portato praticamente a nulla, nessuna presa di posizione da parte della minoranza su un tema che, invece andrebbe discusso e affrontato in maniera ben più efficace. E’ l’atteggiamento dell’opposizione riguardo al caso del consigliere di maggioranza Carmine Sgambati. Il rappresentante di Agorà è finito al centro della scena mediatica, non certo di quella dell’Aula di Via Verdi, per la vicenda del fitto super conveniente in Via Vittoria Colonna a Chiaia (400 euro al mese).

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Il contratto di fitto è stato sottoscritto nel 2014 da Sgambati e dalla sua ex compagna, Mariarosaria Conforto.

Fin qui tutto bene, il caso però nasce nel momento in cui vengono rilevati due fattori (il primo a farlo è il collega Alessio Gemma de «la Repubblica»). Fattore numero 1: quell’appartamento in cui per un periodo ha abitato Sgambati insieme alla sua ex compagna e che attualmente il consigliere continua ad occupare da solo, è di proprietà della fondazione «Istituto Strachan Rodinò» (ente di diritto privato controllato dal Comune). Fattore numero 2: la fondazione «Istituto Strachan Rodinò», nel 2017 ha visto entrare nel suo cda, Mariarosaria Conforto, nominata dal sindaco Luigi de Magistris.

Dunque, ricapitoliamo: Sgambati, consigliere
comunale di maggioranza, abita in un appartamento di proprietà di un ente controllato da Palazzo San Giacomo, e la sua ex compagna ha ricevuto un incarico comunale.

Anzi più di uno, perché come accertato da Stylo24, Conforto nel 2013 (pochi mesi prima di sottoscrivere l’ormai famoso contratto di fitto) è componente del consiglio di amministrazione, su delega del Comune di Napoli, del Convitto Nazionale «Vittorio Emanuele II». Inoltre, sempre Conforto, proprio nel 2014 (l’anno in cui, insieme a Sgambati, sottoscrive il fitto per la casa di Via Colonna) presenta la sua candidatura per entrare a far parte della governance di Abc, l’azienda che si occupa di fornitura idrica a Napoli e che è una partecipata del Comune partenopeo. A questo punto, da una opposizione, degna di questo nome, ci saremmo aspettati una richiesta di atti, una indagine, un question time, delle domande rivolte in Aula, una presa di posizione forte per ribadire un concetto: fare chiarezza sull’accaduto.

Fare chiarezza su un caso – e qui verticalizziamo l’attenzione
sulle nomine comunali a Mariarosaria Conforto – per il quale ci si trova davanti a due strade: o si tratta di un problema di opportunità, oppure di un problema di mancato controllo.

Lo abbiamo già scritto, ma «repetita iuvant sed continuata secant»: cosa sarebbe successo, nel caso in cui al posto del curriculum di una persona perbene come la Conforto, fosse arrivato quello di un soggetto a rischio, il curriculum di un parente, di un fidanzato o della fidanzata di un camorrista?

Naturalmente, vogliamo sperare che una cosa del genere non accada mai, ma per evitare che accada, è necessario pure che l’opposizione faccia l’opposizione e quindi adempia al suo dovere, che, non dimentichiamolo, è principalmente di controllo rispetto a quanto effettua, ha effettuato o intende effettuare l’Amministrazione, la maggioranza. Tutto ciò relativamente al caso di Sgambati non è avvenuto, tranne, ripetiamo per qualche post su Facebook, qualche dichiarazione resa ai giornali, qualche azione che ha sortito effetto pari a zero. Sulla vicenda abbiamo assistito, praticamente al silenzio istituzionale dei consiglieri di opposizione: tra questi Stanislao Lanzotti e Mara Carfagna (FI); Vincenzo Moretto (Lega); Andrea Santoro (FdI-An); Matteo Brambilla e Marta Matano (M5S); Federico Arienzo e Diego Venanzoni (Pd).

E alla mancata presa di posizione su un caso importante come questo, da parte del deputato leghista, Gianluca Cantalamessa
e della senatrice dem, Valeria Valente.

Tornando ai componenti della minoranza di Via Verdi, vorremmo suggerire loro che ci sono tanti modi per esternare dissenso e chiedere chiarezza rispetto a una vicenda, tanti modi per onorare il mandato di fare opposizione; in altre stagioni politiche magari sarebbe stato organizzato un sit-in Via Vittoria Colonna, un capannello di protesta civile e civico, davanti alla casa in cui l’imprenditore Sgambati, continua ad abitare da solo, a prezzo ultra vantaggioso (perché fittare la stessa tipologia di appartamento, a Chiaia costa minimo il doppio).

O sarebbe stato realizzato uno striscione, o un semplice
cartello nei pressi della casa del consigliere di Agorà, per invitarlo a fare un passo indietro, o a fare chiarezza su quanto si è registrato, relativamente al caso di cui è protagonista.

Un caso, che meriterebbe ben altra attenzione da parte della minoranza, rispetto, ad esempio a quella dedicata (per carità, sempre sui social), all’inaugurazione in fascia tricolore di Nennella a Milano o al torneo di fantacalcio municipale, solo per citare altre due discutibili performance di Sgambati. Per concludere, vorremmo ricordare all’opposizione, che chi, per un motivo o per un altro, non interviene per cercare di risolvere il problema, potrebbe finire, sempre per un motivo o per un altro, a far parte del problema.