Dopo aver dedicato le prime tre puntate dell’inchiesta sul bando della Soresa ai presunti casi di incompatibilità tra commissario esaminatore e amministratore di un’azienda, risultata vincitrice di alcuni lotti, e alla ditta «Device Tech Srl» (leggi 1 e 2), ci addentriamo oggi in quella che è la parte più oscura e inquietante della galassia che ruota attorno alla maxi-fornitura di protesi ortopediche e cemento alle Asl campane. Ovvero, il possibile interessamento al business della criminalità organizzata.
Due titolari di aziende, che hanno partecipato alla gara, risulterebbero gli autori di esposti, che «Stylo24» ha potuto visionare, relativi al presunto interesse della camorra casertana.

Il boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone (Sandokan)
Il boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone (Sandokan)

In particolare, negli esposti si fa esplicito riferimento ai Casalesi del boss Francesco Schiavone Sandokan e al clan Belforte che, non a caso, è stato negli ultimi anni colpito da durissime inchieste antimafia proprio in relazione alle infiltrazioni nel mondo ospedaliero e della sanità in Terra di Lavoro.
Dal materiale all’attenzione degli inquirenti, su cui starebbe lavorando la magistratura partenopea, emergerebbe anche la figura di un consigliere regionale della passata consiliatura, riconfermato in quella attuale. Un consigliere regionale, originario del Casertano, che milita in un partito di centrodestra e che sarebbe socio, in una diversa attività imprenditoriale, di due soggetti proprietari di società risultate vincitrici nel bando di gara della Soresa.

(4-continua)