di Giancarlo Tommasone

Menomale che di venire in aiuto di Viraj Prasanna, abbia pensato l’assessore Alessandra Sardu. Il 41enne dello Sri Lanka non è ancora stato eletto consigliere aggiunto e insieme al suo sfidante è a Palazzo San Giacomo per essere presentato alla stampa. Il cronista gli chiede, nel caso venisse eletto, quale potrebbe essere una problematica da portare all’attenzione dell’Assise. Viraj appare estremamente spaesato, anche dopo che la domanda gliela fa direttamente l’assessore alla Trasparenza – quasi a volerlo tranquillizzare – e gli chiede, con calma e in maniera elementare: «Nel caso venissi eletto, quale proposta vorresti portare all’attenzione del consiglio comunale? Qualcosa che vorresti fare per la tua comunità, integrazione, accoglienza…».

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Niente da fare, il nostro resta in silenzio, poi sembra dire: anche tutto paese aiutare. Al che l’assessore, accorgendosi della grande difficoltà vissuta in quel momento da Viraj, cerca di mettere fine alle domande, affermando: «Sono molto emozionati i ragazzi (si riferisce anche all’altro sfidante, Rajib Sayed, 31enne del Bangladesh) e tremano, quindi vi chiedo scusa». Sayed, invece, non perché intimorito, piuttosto perché comprende la nostra lingua e almeno sa articolare un minimo di discorso in italiano, cerca di rispondere a quanto chiesto dal cronista. Ed effettivamente lo fa.

E’ palese, dunque, il tentativo dell’assessore Sardu di cavare d’impaccio il cingalese, ed, in effetti, è anche umanamente apprezzabile.

Fatto sta che a persone con un minimo di intelligenza non sfugge che quella di Sardu, sia in realtà una sorta di «manovra di ripiegamento». Il tentativo mal riuscito di nascondere ai presenti che Viraj non parla e non capisce l’italiano. Possiamo dedurre, ma già lo avevamo fatto in precedenza, che l’Amministrazione fosse a conoscenza delle difficoltà di esprimersi e di comprendere la nostra lingua da parte del 41enne, ma a nessuno è venuto in mente di affrontare questo problema (né alcuno forse ha voluto affrontarlo).

Risultato? Viraj sembra essere stato messo in mezzo, viene fuori – suo malgrado e non per colpa sua – come una caricatura. Intorno a lui gira un progetto apprezzabilissimo, ma non avendo il requisito basilare, la lingua, per essere reale portavoce delle comunità di migranti che vivono a Napoli, tale iniziativa inevitabilmente scade e si svilisce. E reca un ulteriore danno di natura politica alla squadra di de Magistris. Sul caso – ormai diventato nazionale – del consigliere extracomunitario che non sa parlare in italiano, si sono espressi anche David Lebro (La Città) e Vincenzo Moretto (Prima Napoli).

Il consigliere comunale David Lebro
Il consigliere comunale David Lebro

Il consigliere Lebro ha dichiarato a Stylo24 che «è importantissimo aprire a queste grandi comunità che si trovano in città, proprio per avere una voce propria all’interno del Consiglio. Chiaramente uno dei requisiti fondamentali per poter discutere è avere una lingua in comune e nel nostro caso è quella italiana. Visto che il consigliere Viraj Prasanna, ha mostrato di non parlare né di comprendere l’italiano, ci saranno difficoltà enormi. Credo dunque che la Sardu fornirà un interprete al consigliere aggiunto. Naturalmente, questa voleva essere una battuta».

Luigi de Magistris e Viraj Prasanna

Effettivamente, però, stando a quanto dichiarato al nostro giornale dal «portavoce» di Viraj, tale Nadir, il 41enne cingalese sarà effettivamente supportato da un traduttore quando si troverà a partecipare alla pubblica Assise.

Il consigliere comunale Vincenzo Moretto
Il consigliere comunale Vincenzo Moretto

Vincenzo Moretto, consigliere vicino alle posizioni della Lega, si dice invece disponibile a fare da tutor al collega extracomunitario. «Potrei propormi per aiutarlo alla comprensione delle delibere, ai principi della politica comunale, potrei seguirlo per fargli muovere i primi passi in aula», dichiara a Stylo24.

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