Da sinistra, Michele Zaza, Totò Riina e Luigi Giuliano

Luigi Giuliano racconta dell’incontro (avvenuto a Napoli) con il capo dei capi di Cosa Nostra siciliana

di Giancarlo Tommasone

All’inizio degli anni Settanta, Luigi Giuliano (l’ex boss di Forcella, poi passato a collaborare con la giustizia), non era ancora il capo dell’omonimo clan, né uno dei vertici della Nuova famiglia. Nell’ambiente criminale era conosciuto piuttosto come ladro, specializzato nei furti in banca. Gli esponenti della malavita partenopea, erano soliti ritrovarsi presso night club della città, dove tra l’altro, era assidua la presenza di Michele Zaza (deceduto nel 1994), detto ’o pazzo, per anni re incontrastato del contrabbando di sigarette. Zaza non può essere definito un camorrista, tecnicamente era un punciuto (iniziato tramite giuramento, ndr), un mafioso a tutti gli effetti, referente a Napoli, di Cosa Nostra siciliana.

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La testimonianza in aula / Luigi Giuliano:
Roberto Calvi fu ucciso anche per colpa mia

E tra le persone che si accompagnavano al pazzo, durante le notti trascorse nei locali napoletani, ci sarebbe stato anche Totò Riina, ’u curtu, il sanguinario capo dei capi di Corleone, morto nel 2017, nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma. A riferire la circostanza è stato Luigi Giuliano, a luglio del 2015, nel corso di una udienza del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Ho conosciuto Totò Riina in un night club di Via Caracciolo a Napoli. Si trattava di uno dei quei locali dove quelli del nostro ambiente, erano soliti trascorrere la sera, la notte. Ma ne ho conosciuti tanti (di mafiosi, ndr), perché erano tutti amici di Michele Zaza», racconta il pentito, nell’occasione ascoltato come teste. «Da chi le fu presentato, Totò Riina? E in che periodo lo ha conosciuto?», chiede il pm a Giuliano. E quest’ultimo spiega: «Ripeto: ci ritrovammo nello stesso locale, non me lo presentò nessuno, non è che tra persone dello stesso ambiente (criminale) ci si presentasse, capitò che ci si incontrò così. Era all’inizio degli anni Settanta, tra l’altro i miei affari, in quella circostanza, in quel periodo non erano collegati né a Totò Riina né a Michele Zaza».