CRO NAPOLI 17/06/2016 CHIUSURA CAMPAGNA ELETTORALE BALLOTTAGGIO. LUIGI DE MAGISTRIS IN PIAZZA DANTE. (NEWFOTOSUD RENATO ESPOSITO)

La situazione a Palazzo San Giacomo

di Giancarlo Tommasone

Come previsto da Stylo24, l’emersione dell’esistenza del patto dei congiurati contro Luigi de Magistris  ha avuto una ricaduta opposta rispetto alle intenzioni dei cinque consiglieri comunali che hanno preso parte alla riunione per «logorare» il primo cittadino partenopeo, e mandare tutti a casa (la notizia e il relativo audio del summit sono stati riportati da Repubblica). Al momento, infatti, appaiono addirittura rafforzate sia la posizione del sindaco, che quella della maggioranza (ricompattatasi), e c’è di più. Si è andati ben oltre le previsioni, perché rispetto a quanto avevamo prospettato, vale a dire la bocciatura della sfiducia, la mozione non riuscirebbe nemmeno ad essere prodotta.

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Problemi per la produzione
della mozione di sfiducia

Finora in calce al «documento» sono state apposte tre firme (sono necessarie almeno 16 sigle per la presentazione), quelle dei consiglieri di Forza Italia, mancano all’appello quelle di Pd, Lega, M5S, FdI e Napoli popolare. In particolare, c’è da registrare una spaccatura tra i dem. Da un lato ci sono Diego Venanzoni e Alessia Quaglietta, a favore della mozione, dall’altra il capogruppo Aniello Bobo Esposito, Federico Arienzo e Salvatore Madonna, che si direbbero non proprio propensi alla presentazione della sfiducia al sindaco. In tutto questo c’è da sottolineare (sempre come previsto da Stylo24) che si registra impasse per quel che riguarda il rimpasto che avrebbe dovuto concretizzarsi nei giorni scorsi, e che è stato praticamente congelato dopo l’esplosione del caso dei congiurati. Il «pallino» del gioco, dunque, è passato di nuovo nelle mani del sindaco e del direttore generale del Comune, Attilio Auricchio.

Le ipotesi sul «patto di sangue» anti Giggino,
e se si trattasse di esplosione controllata?

Come abbiamo visto (ma soprattutto come abbiamo scritto qualche giorno fa), facendo delle ipotesi, non tutte le registrazioni, se si sa come veicolarle a livello mediatico e farle esplodere in maniera controllata, vengono per nuocere. Anzi possono risultare perfino delle benedizioni per l’amministrazione comunale. Tra le persone che hanno assistito all’incontro, c’è anche Pietro Rinaldi (ex consigliere comunale di maggioranza, adesso capo di Gabinetto di Città Metropolitana con uno stipendio annuo che si attesta sui 100mila euro). C’è da chiedersi, come mai Rinaldi, ascoltando quanto si stava «tramando» non abbia preso le difese immediate di de Magistris (tra l’altro, pure sindaco di Città Metropolitana), o non l’abbia avvertito delle intenzioni dei congiurati. Voci di Palazzo San Giacomo parlano di un sindaco che è stato a un passo dal rimuoverlo dall’incarico a Piazza Matteotti.

La dichiarazione
per prendere
le distanze dai congiurati

Rinaldi convocato d’urgenza dal gruppo deMa, dopo l’incontro chiarificatore (e si racconta assai teso) col il primo cittadino, si sarebbe salvato solo grazie alla dichiarazione resa, in cui ha preso le distanze da quanto emerso in seguito alla pubblicazione dell’ormai famoso audio. Tornando invece a Palazzo San Giacomo e alla sicurezza da parte di de Magistris e i suoi di restare in sella fino alla fine, c’è da registrare, che per i prossimi 12 mesi, sindaco, assessori e dirigenti del Comune (55 persone in totale) saranno coperti da assicurazione che li protegge, ad esempio, da eventuali richieste di risarcimento, in occasione di condanne da parte della Corte dei Conti. Una blindatura, che è meglio continuare a tenere. Quando si rischiano i soldi, non si sa mai.