sabato, Maggio 28, 2022
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Confindustria Napoli perde un altro pezzo: si è dimesso Nicolais

L’ex ministro a Stylo24: «Non c’era totale accordo. Ho preferito lasciare»

Non sembra proprio trovare pace l’Unione degli Industriali di Napoli dopo le continue polemiche e tensioni dei mesi scorsi. Proprio ora che tutte le polemiche sembravano spente con Costanzo Jannotti Pecci che corre senza soluzioni di sosta verso la presidenza di Palazzo Partanna, arriva una nuova tegola. Il professor Gino Nicolais, ex ministro ed elemento di spicco dell’associazione, si è dimesso dalla carica di presidente del Digital Hub. Un colpo non da poco per l’associazione che nei mesi scorsi ha perso numerosi iscritti di rilievo tra cui tre past presidente. «Digital Hub si è trasformata in una società a responsabilità limitata e il lavoro era diventato molto più pesante e ovviamente c’era la necessità di riorganizzare un po’ tutto» ha affermato Nicolais a Stylo24. «Solo che oltre a questo – aggiunge – ho anche tanti altri impegni e quindi ho deciso di lasciare anche perché non c’era un totale accordo».

La pioggia di fondi per Napoli

In questi giorni però a Napoli non si fa altro che parlare del patto tra governo e comune che porterà nelle casse partenopee 1,2 miliardi di euro in 20 anni. «È una cosa molto buona» per Nicolais. «Innanzitutto – spiega – perché stabilisce con il Governo un impegno per 20 anni e non è una cosa legata a un determinato Esecutivo. Se ci sarà un nuovo Governo non potrà cambiare il Patto per Napoli. Ovviamente distribuisce l’impegno economico in tempi lunghi e richiederà che verrà portata avanti una certa attività che sarà monitorata da Roma. Questo da un lato è una preoccupazione ma dall’altro è un’opportunità perché ci saranno dei punti di controllo che serviranno anche all’Amministrazione comunale. Inoltre macchina comunale che si muoverà secondo un tragitto che sia coerente con la spesa. Meglio averli dilazionati».

Perché quale era il rischio? «Averli tutti subito si sarebbero potuti sprecare per accelerare la spesa invece così si pianifica».

Le risorse del Pnrr e il Sud

Per quanto riguarda il Pnrr, al Sud è stato assegnato il 40% delle risorse. È sufficiente per recuperare il divario con il centronord o serviva una diversa ripartizione? «Io credo che sia una percentuale molto favorevole, perché il Sud deve avere anche la capacità di spesa e in alcuni settori potrebbe essere difficile impegnare in 3 anni una tale quantità di denaro che non abbiamo mai visto perché questi fondi sono in quantità superiore a quelli che abbiamo avuto dopo la seconda guerra mondiale. L’importante però è che il Mezzogiorno sia in grado di pianificare questa spesa in modo tale da fare interventi strutturali che cambino le cose. Ci sono soldi a sufficienza, il difficile è riuscire a realizzarlo. È questo l’aspetto preoccupante. Non la quantità» sottolinea Nicolais.

Fondamentale sarà anche il settore della Ricerca

«Deve imparare a passare dalla ricerca all’azienda come dice il Pnrr. Il titolo di questo capitolo si chiama proprio “Research to business”. Perché si può partire da una ricerca di base ma bisogna anche trovarne l’applicazione. Questo punto molto spesso in Italia è trascurato. In tutte e sei le missioni c’è attività di ricerca e si potrà fare molto per la transizione, per la digitalizzazione. La ricerca quindi non c’è solo nella missione 4».

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