Massimo Vernetti

di Giancarlo Tommasone

Lo scorso 18 gennaio, Senofonte Demitry fu escluso insieme alla sua lista (22 componenti in totale), dalla partecipazione alle elezioni per il rinnovo del direttivo di Confcommercio Napoli, «per presunta insussistenza di requisiti di candidabilità in capo a tre componenti». Adesso cita in giudizio Confcommercio imprese per l’Italia (regione Campania) e Confcommercio imprese per l’Italia (Mandamento provinciale di Napoli).

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Secondo quanto viene argomentato nell’atto di citazione inviato al Tribunale civile di Napoli, le consultazioni che hanno portato alla presidenza, Massimo Vernetti (e all’elezione di tutti i componenti della lista numero 2, l’unica a concorrere vista l’esclusione della numero 1) sarebbero da annullare, a causa proprio della presunta mancanza dei requisiti di candidabilità da parte di quest’ultimo. Demitry, è scritto nell’atto, «rilevava che il Sig. Vernetti Massimo (candidato nr. 1 della lista n. 2) risultava, tra l’altro, essere sottoposto a procedimenti penali per bancarotta fraudolenta e peculato presso il Tribunale di Latina nonché ad altri procedimenti penali, comunque ostativi alla sua elezione».

Le elezioni
per il rinnovo
del direttivo
di Confcommercio
dopo il lungo periodo
di commissariamento

La cosa viene fatta presente al Direttivo di Confcommercio Napoli, che riunitosi «nella seduta del 28 gennaio 2019, incurante della richiesta di verifica formulata dall’istante, nominava quale presidente proprio Massimo Vernetti e, quali vice presidenti, Carla Della Corte, Luigi Muto e Pasquale Legora De Feo». Ma Demitry (assistito dall’avvocato Giovanni Carlo Esposito del foro di Nola) insiste e inoltra alla Procura di Latina, Avellino e Napoli, «una formale richiesta di acquisizione del certificato del casellario giudiziale e carichi pendenti relativi al presidente eletto (Vernetti, ndr)».  Nel frattempo, solo il 9 maggio del 2019, e quindi, a distanza di oltre tre mesi dalle elezioni, Confcommercio Campania, con nota (recante protocollo numero 100), «significava che, a seguito delle operazioni di verifica sui componenti dell’Organo associativo, non erano emerse cause di incandidabilità in capo agli eletti».

La richiesta
di controllo
che sarebbe
stata rispedita
al mittente

Tutto nella norma, dunque, secondo la confederazione dei commercianti della Campania. Che viene successivamente sollecitata rispetto a un nuovo controllo, anche in questo caso, però, la richiesta è rispedita al mittente, poiché vengono valutate «insussistenti e comunque censurabili (le) motivazioni legate alla tutela della privacy degli eletti» rispetto alla domanda di Demitry di poter accedere alla richiesta di copia dei verbali «di immissione in carica dei componenti dell’Organismo Direttivo e di elezione del presidente». Ma dove risiederebbero i presunti motivi di incandidabilità nei confronti di Vernetti?

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«A riprova di quanto sostenuto – è scritto nero su bianco, nell’atto di citazione – si consideri che oltre ai procedimenti penali in corso è emerso attraverso una semplice visura camerale che la Formia Servizi S.p.a., amministrata dal neo-eletto presidente (Vernetti), è stata dichiara fallita dal Tribunale di Latina, in data antecedente allo svolgimento delle elezioni, con ciò concretizzando l’ulteriore causa di incandidabilità\decadenza prevista dallo Statuto e dal codice Etico».

L’atto di citazione
di Senofonte Demitry

A supporto della sua tesi, Demitry, allega alla citazione, anche un articolo di stampa (che diffuso il 24 giugno scorso, non verrà smentito né da Vernetti né da Confommercio). Articolo del sito on line latinatu.it che rendiconta circa una udienza (del 18 giugno presso il Tribunale di Latina) del processo sul fallimento della Formia Servizi Spa, «che – è scritto nell’articolo – vede imputati per peculato e bancarotta fraudolenta l’ex amministratore delegato Massimo Vernetti e i membri del Cda.

Il processo
che vede imputato
Vernetti
per bancarotta
fraudolenta
e peculato

Secondo le testimonianze rilasciate in aula, già dal principio dell’esperienza amministrativa, emergevano i primi sospetti sulle operazioni finanziarie della società. Una gestione dissennata, negligente e comunque fallimentare». «Credenziali – continua l’articolo agli atti – che non hanno però compromesso l’ascesa professionale dell’amministratore di quella folle esperienza, così dolorosa per Formia e le sue casse comunali, Massimo Vernetti».

Il fallimento
di Formia
Servizi Spa

«Non può tralasciarsi la circostanza – è annotato invece, nell’atto di citazione – che il reato di bancarotta fraudolenta si caratterizza per la frode commessa dall’imprenditore o dalla società diretta ad aggravare il proprio stato d’insolvenza a suo esclusivo vantaggio e in danno delle legittime pretese avanzate dai creditori. Detto reato è correlato ad una particolare figura di autore, quale è l’imprenditore. Trattasi di un reato proprio, che può essere commesso soltanto da chi riveste una determinata qualifica e per questo venne assunto quale causa di ineleggibilità e dunque motivo di decadenza».

Nell’atto, si ipotizzano anche presunti profili di criticità rispetto alla condotta «del commissario pro tempore di Confcommercio Imprese -quale organo finalisticamente preposto al controllo di legittimità delle liste presentate-. Invero, dopo l’esclusione della lista n. 1 per presunta ed indimostrata mancata sussistenza dei requisiti di candidabilità di alcuni componenti, non sembra essere stato posto in essere alcun controllo sulla seconda lista, almeno nelle forme sollecitate dalla difesa». In base a questi elementi, Senofonte Demitry, attraverso il suo legale, ha impugnato la delibera dell’assemblea dei soci del Mandamento metropolitano di Napoli di Confcommercio, del 21 gennaio 2019 con la quale si dava corso all’assemblea associativa ed allo svolgimento delle elezioni «per il rinnovo delle cariche associative (senza alcun preventivo riscontro di quanto lamentato da Demitry; la delibera di nomina del presidente di Confcommercio Napoli nella persona di Massimo Vernetti; il provvedimento\delibera del commissario pro tempore di Confcommercio Campania del 13 giugno 2019, con il quale è stata respinta la richiesta di visione ed estrazione copia formulata dall’attore ed, in ogni caso, qualsiasi atto connesso e consequenziale, presupposto, comunque assunto in palese violazione delle norme previste dallo Statuto Regionale e dal Codice Etico nazionale in materia di elezione dei componenti degli Organi associativi».

L’udienza fissata
al prossimo 30 gennaio

Con tale atto di citazione, si chiede dunque di considerare l’incandidabilità e l’eventuale decadenza del presidente e del nuovo direttivo di Confcommercio Napoli. L’udienza relativa alla citazione è stata fissata al 30 gennaio del 2020, presso il Tribunale di Napoli.

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