Una veduta del porto di Napoli

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E’ partita da Confcommercio Campania la proposta per migliorare la capacità operativa dei porti della nostra regione e mettere in rete gli interporti di Nola e Marcianse.

E’ l’obiettivo da perseguire a cui si è giunti, a conclusione dell’incontro dal titolo «Troppa burocrazia e carenza di infrastrutture bloccano
i porti della Campania», che si è svolto questa mattina presso
la Stazione Marittima, nel porto di Napoli

Alla convention ha partecipato un folto numero non solo di stakeholders (gruppi) della logistica campana ma anche di rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali. Durante l’incontro di oggi, dunque, Confcommercio si propone come parte attiva al tavolo della logistica regionale, imponendosi per la notevole crescita delle adesioni registrate negli ultimi anni. A principiare i lavori è stato Pasquale Russo, direttore generale di Confcommercio Campania e Conftrasporto nazionale, che ha introdotto il tema del dibattito, ringraziando per la partecipazione, il viceministro Edoardo Rixi, «gli autorevoli esponenti del mondo delle istituzioni, della politica, dei sindacati e del settore logistico» che hanno preso parte alla convention. Un ringraziamento è stato rivolto anche al governatore Vincenzo De Luca, per aver accolto la richiesta di far partecipare al tavolo di concertazione sulle Zes anche Confcommercio Campania, rappresentata per l’occasione, dal vicepresidente con delega alla Logistica, Pasquale Legora de Feo. L’apertura dei lavori è stata affidata al vicepresidente nazionale di Confcommercio, Paolo Uggè, in prima linea relativamente a tutte le vicende che riguardano i programmi nazionali sul trasporto, sulla logistica e sulla portualità.

Un intervento costruttivo che non ha mancato di riservare
un «richiamo» al governo «a rivedere la riforma sui porti
per rendere l’Italia realmente competitiva»

Uggè è intervenuto anche sul tema più caldo di questi giorni: il possibile accordo tra il governo cinese e quello italiano sugli investimenti relativi alla «Via della Seta». «E’ una sfida – ha dichiarato Uggè – che, se non viene controllata nel modo adeguato, rischia di essere un’azione commerciale che può portare dei danni notevoli all’economia nazionale».

Ai cronisti che gli chiedevano dei rischi di compromettere i rapporti italiani con gli Usa per gli accordi con la Cina, Uggè ha risposto: «Questo è un aspetto fondamentale, perché nella storia del nostro Paese noi abbiamo realizzato delle alleanze a livello politico proprio con quel Paese che ci ha aiutato nel momento del bisogno. Sicuramente non credo che la Cina venga portandoci dei doni. Noi dobbiamo rispondere come sistema-Italia ma soprattutto come sistema europeo». Uggè non ha esitato, quindi, a raccomandare molta cautela, come già formalmente espresso in una nota inviata al premier Giuseppe Conte. L’incipit del convegno è stato affidato all’ingegner Marco Di Stefano, che ha voluto sottolineare l’importanza di un evento che ha visto seduti allo stesso tavolo, i quattro poli della logistica campana: i porti  di Napoli e Salerno e gli interporti di Nola (Interporto Campano) e Marcianise (Interporto Ise Sud Italia). L’importanza di mettere assieme queste realtà, ha evidenziato Di Stefano, «nasce da due componenti: da un lato le grandi aspettative che offre il mercato, dall’altro la delusione per una riforma dei porti ancora sostanzialmente incompiuta, che ha prodotto molte disfunzioni e che resta intrappolata in un gorgo burocratico di un’Italia che soffre di eccesso di regolamentazione».

Anche il tema del canale di Suez è stato
affrontato dai relatori durante la convention

Sul piano delle aspettative, ci si è soffermati sul canale di Suez che quest’anno festeggia 150 anni ma che, dopo il potenziamento del 2015, continua a vedere una crescita dei transiti di navi con percentuali a due cifre, catturando quasi il 10% del traffico mondiale. Sulle sponde del Mediterraneo  si consuma circa il 20% del commercio marittimo planetario, con un’Unione Europea che concentra il 75% del traffico import-export su 7 Paesi; l’Italia si posiziona ormai stabilmente al terzo posto. I porti delle sponde del Mediterraneo, è stato evidenziato nel corso dell’intervento, per il secondo anno consecutivo presentano incrementi di traffico superiori a quelli dei porti del Nord-Europa. In questo contesto, i 24 interporti distribuiti sul territorio nazionale, di cui ben due in Campania, soffrono di una sostanziale disconnessione dagli scali marittimi.

A dispetto delle previsioni di crescita, i porti della Campania continuano a crescere, anche sinergicamente, superando quest’anno il milione di teus. Ma la palude burocratica, complice più di tutti, il Codice degli appalti, è stato detto, non consente di avere risposte adeguate nei tempi che servono, ed ormai i porti della Campania sono saturi. Gli escavi nei porti di Napoli e Salerno, il completamento della darsena di Levante e di altre infrastrutture sono opere che partono da molto lontano. Durante il convegno è intervenuto anche Giacomo Errico, commissario di Confcommercio Campania, sottolineando che «la sinergia tra porti e interporti è essenziale, noi oggi abbiamo qui il viceministro alle Infrastrutture proprio per sottoporgli le proposte di Confcommercio, dell’Autorità portuale, degli Interporti e di tutto il sistema portuale di Napoli e della Campania per la valorizzazione».

I dati dimensionali dell’Interporto Ise e dell’Interporto Campano

A esporre i dati dimensionali degli interporti, Giancarlo Cangiano in rappresentanza dell’Interporto Ise dell’interporto Campano. Numeri da capogiro in termini di superfici e infrastrutture disponibili. Basti pensare che l’interporto di Marcianise occupa una superficie di 4,1 milioni di metri quadrati e quello Campano di 2,9 milioni, per un valore complessivo pari ad oltre tre volte le superfici dei porti di Napoli e Salerno messi insieme. Sullo sfondo l’interesse a cooperare.

E’ attraverso l’intervento di Pasquale Legora de Feo, ad di Conateco, che si articola la proposta alle istituzioni: «Abbiamo necessità di generare le condizioni tecniche per far cooperare i porti con gli interporti senza attendere altre infrastrutture di collegamento. I porti di Napoli e Salerno sono ormai saturi e si corre il rischio di lasciare le navi in rada, ovvero di uscire dalla competizione dei mercati».
«Per questo, Confcommercio Campania propone un tavolo con le istituzioni nazionali e locali, con l’Autorità di Sistema Portuale, il corpo delle Dogane e la Guardia di Finanza in primis, per attivare dei fast corridor, ovvero dei corridoi doganali per raccordare gli interporti con i porti di Napoli e Salerno. Questo comporterebbe il vantaggio di aprire sportelli doganali presso gli interporti e consentire lo sdoganamento, in entrata ed in uscita, direttamente negli interporti, già ben collegati alla rete autostradale e ferroviaria. Il raccordo tra interporti e porti, allo stato necessariamente su gomma, potrebbe sfruttare gli orari notturni per disimpegnare il traffico corrente ed alleggerire notevolmente la pressione sui porti ma anche sulle città, con un notevole miglioramento sulla qualità dell’ambiente derivante dai mancati incolonnamenti ai varchi portuali», ha dichiarato Legora de Feo.

La proposta lanciata da Confcommercio Campania ha trovato favorevole accoglimento da parte dell’onorevole Luca  Cascone, consigliere ai Trasporti per la Regione Campania, che dopo aver descritto le azioni messe in campo dalla Regione per sollecitare lo sviluppo della logistica, si è detto pronto a partecipare a qualsiasi tavolo operativo volto ad attivare i fast corridor. Sulla stessa linea l’intervento del presidente dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito.

Nuovi scenari logistici, il presidente dell’Authority di Napoli,
Pietro Spirito si è detto pronto ad ogni forma di collaborazione

Confermando che ormai gli escavi nel porto di Napoli saranno conclusi a breve e quelli di Salerno saranno avviati nel prossimo mese di novembre, Spirito si è detto pronto ad ogni forma di collaborazione per attivare nuovi scenari logistici, senza tuttavia abbandonare la programmazione già messa in campo. Il lungo intervento del viceministro Rixi, che non ha mai abbandonato il tavolo dei lavori seguendo con attenzione tutte le attività, ha concluso la giornata. Rixi ha dichiarato che sul tema della portualità  e della logistica, in Campania,  si giocherà il futuro dei  prossimi 20-30 anni. «E’ un momento particolare – ha dichiarato il viceministro – paragonabile al recente dopoguerra. E’ cambiato il mondo, sono cambiate le relazioni internazionali e bisogna adeguarsi con velocità».

La chiusura dei lavori affidata
al viceministro Edoardo Rixi

Il viceministro ha anche messo in evidenza che la riforma dei porti, anche per quello che richiede l’Europa, ha bisogno necessariamente di una rivisitazione, ma modificando in meglio quello che è stato fatto «da chi ci ha preceduto, senza distruggere quello che è stato messo in campo. Il gap determinato dalla velocità di esecuzione dei progetti e delle infrastrutture è innegabile e su questo occorre un primo impulso con un decreto di semplificazione di prossima emissione e poi, a seguire, una revisione del Codice degli appalti». Rixi ha aggiunto che «l’Italia corre il rischio di non avere più imprese in grado di competere per la realizzazione delle grandi opere, visto i concordati che di giorno in giorno si susseguono». Anche riguardo alla «Via della Seta», Rixi sembra aver raccolto l’invito di Uggè, non rinnegando le preoccupazioni per un Paese ancora troppo sguarnito «nei confronti di una potenza economica così commercialmente aggressiva».

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