di Francesco Vitale

E’ possibile per un condomino entrare in possesso – diventandone proprietario esclusivo – tramite l’istituto dell’usucapione, di uno spazio comune, destinato cioè all’utilizzo da parte di tutti i condomini? Per i giudici di legittimità lo è.

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La Cassazione, con diverse sentenze
ha infatti stabilito che il singolo proprietario può pretendere l’esclusivo possesso e l’accertamento
di tale circostanza

Sempre però che riesca a dimostrare di aver posseduto il bene in maniera continuativa (sentenza numero 15929/2015). Vale a dire di averlo posseduto – in modo continuativo – per 20 anni, proprio l’arco temporale che innesca l’acquisizione secondo l’istituto dell’usucapione. Sebbene ogni condomino abbia – ab origine – un diritto sugli spazi comuni, naturalmente proporzionato al valore del proprio immobile (nel caso un appartamento), è possibile che uno di essi riesca ad addivenire alla proprietà dello spazio condominiale, in virtù del possesso continuato nel tempo.

Deve inoltre, il condomino che si trasformerà
in «proprietario» di suddetto bene, dimostrare
di «aver goduto del bene attraverso un proprio possesso esclusivo»

Ciò a rendere chiara la volontà di «possederlo come ‘padrone’ – come sottolinea un articolo comparso sull’edizione odierna de Il Sole 24 Ore – e non più come ‘condomino’, senza opposizione, per il tempo utile ad usucapire». La volontà di possesso esclusiva e continuativa del bene comune gioca un ruolo fondamentale, non basta, infatti, come si evince dalla sentenza 20039/2016, provare che gli altri condomini, semplicemente, non abbiano utilizzato detto bene. Un compito difficile quello degli amministratori di condominio. Tra gli obiettivi principali c’è quello di impedire che avvenga l’usucapione di uno spazio condominiale. Ciò naturalmente dipende sia dalla «cura» che avrà nei confronti del bene, che dalla «gestione» dei vari condomini.

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