Accolta la richiesta dei proprietari degli immobili

La IV Sezione civile del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ernesto Anastasio, presidente estensore; Carla Bianco, giudice; Paola Mastroianni, giudice) si è espressa su una controversia che vede come astante un gruppo di proprietari di immobili, situati all’interno di un condominio a Cellole (in provincia di Caserta). I proprietari avevano chiesto la revoca dell’amministratore di condominio, deducendo, tra l’altro: «La parte citata non risulta iscritta all’albo degli amministratori condominiali; che versa in situazione di incompatibilità con l’incarico di amministratore condominiale, siccome dipendente del Ministero della Giustizia (assistente capo di Polizia Penitenziaria); che ha “posto in essere tutta una serie di irregolarità (…) laddove egli ritiene poter falsificare, sostituire carte a documenti, trascurare di riportare nei rendiconti somme od importi che andavano registrati”, con particolare riferimento al verbale di una assemblea tenutasi nell’aprile del 2018». Tutti elementi, secondo gli astanti, «asseritamente funzionali ad “ottenere una delibera che approvasse tutto il suo operato, gli confermasse la carica, approvasse i bilanci”, ed altresì con riferimento al verbale di assemblea del marzo 2017, ove “furono portati come presenti anche persone decedute e precisamente». I giudici hanno infine sentenziato la revoca dell’amministratore di condominio.

Nonostante abbiano ritenuto che «talune delle ulteriori contestazioni pure avanzate dai ricorrenti non paiono aver fondamento, alla luce delle difese svolte e dei documenti prodotti e, in particolare, quelle connesse all’asserita mancanza dei requisiti di professionalità e all’asserita situazione di incompatibilità (quanto ad altre sottili e delicate questioni, forse rinfocolate dall’esacerbarsi del conflitto, la loro disamina non pare di speciale utilità ai fini della definizione del presente procedimento, in ossequio al canone della “ragione più liquida”)».

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I giudici hanno invece considerato che la mancanza fosse tale, da costituire giusta causa di revoca dell’amministratore, rispetto ad altri elementi, «perché – tra l’altro, è scritto nella sentenza – espone a ovvi rischi gli utenti dell’autorimessa condominiale e ad altrettanto ovvie responsabilità i condomini». In particolare, nella sentenza, si riporta la circostanza, secondo la quale, «il solaio dell’autorimessa si presentava in diversi punti con pignatte rotte e con pezzi di materiale in imminente pericolo di caduta, nonché con presenza di ferri delle armature delle travi e pilastri in stato di corrosione con conseguente rigonfiamento ed esplosione del cemento copri-ferro; la problematica della pericolosità risultava diffusa per quasi tutta l’autorimessa».