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“Monchi” se non “posticci“, cosi’ il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Napoli, Enrico Campoli, ha definito alcuni documenti posti all’attenzione della pubblica accusa da Ciro Castiglione (albergatore, originario denunciante poi imputato) nell’ambito del processo penale scaturito a carico del maresciallo della Guardia Costiera Giovan Giuseppe Ferrandino (detto Vanni) e dell’agente di viaggio Antonello D’Abundo, che, con rito abbreviato, e’ stato assolto da tutte le accuse.

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Ferrandino – maresciallo all’epoca dei fatti in forza alla Guardia Costiera di Ischia – e D’Abundo, la mattina dell’11 aprile 2016 vennero posti ai domiciliari con l’accusa di concussione continuata ai danni di un imprenditore alberghiero di Forio, Ciro Castiglione. Il rappresentante legale dell’albergo denuncio’ di aver subito richieste e pressioni di pagamento (di due vacanze presso un resort pugliese a cinque stelle) legate ai controlli che la Guardia Costiera eseguiva sull’isola per gli scarichi fognari degli alberghi. Il Tribunale del Riesame riconfiguro’ il quadro accusatorio derubricando l’accusa di “concussione” in quella di “induzione indebita”, escludendo la sussistenza di gravita’ indiziaria. Tesi condivisa dalla Corte di Cassazione che, tuttavia, rinvio’ al Riesame per un’analisi piu’ approfondita; la successiva pronuncia del Riesame (che ribadiva l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza) venne infine condivisa dalla Suprema Corte.

Il Gup Campoli, nel rinviare a giudizio il maresciallo della Guardia Costiera per l’accusa di “violazione del segreto istruttorio”, ha invece assolto da ogni accusa l’agente di viaggio Antonello D’Abundo difeso dall’avvocato Gianluca Maria Migliaccio.

 

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