lunedì, Gennaio 24, 2022
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«Con i mille euro che prendo non ho i soldi per le trasferte in Calabria»

Le lamentele del nipote del boss Rosario Giugliano ’o minorenne: a fine mese non mi resta niente

Mille euro al mese, a tanto ammonterebbero le entrate per Cristian Sorrentino, una delle 36 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sui clan di Poggiomarino. Lo scorso aprile una maxi operazione delle forze dell’ordine ha portato all’esecuzione di 26 misure di custodia cautelare in carcere. Sorrentino è il nipote del capoclan Rosario Giugliano (classe 1961), anche detto ’o minorenne, e viene intercettato mentre parla con un altro indagato, il 30enne Nicola Liguori. Nel corso del dialogo captato – il 27 gennaio del 2017, a bordo dell’auto di Sorrentino – entrambi si lamentano delle proprie condizioni economiche.

Nell’ordinanza a firma del gip Claudio Marcopido, è possibile leggere: «Nicola Liguori dice a Cristian Sorrentino che si è licenziato, poiché guadagnava solo trentacinque euro al giorno, per raccogliere cartoni; Cristian dice che, assieme alla madre, volevano aprire un’attività commerciale a Pagani, dovendo richiedere un prestito a terze persone». Sorrentino non lesina critiche riguardanti il comportamento di Alfonso Mazzella (figliastro del boss Rosario Giugliano, e cantante neomelodico conosciuto con l’alias di Zuccherino), che a suo dire, «ha avuto la possibilità di investire i soldi (del clan, ndr) in maniera diversa e non comprandosi un auto da centomila euro».

Liguori, di contro, spiega a Sorrentino «di aver detto ad Alfonso che la sua parola adesso deve essere presa in considerazione, anche per un consiglio; continuando, Nicola dice che Alfonso gli ha detto che può dargli mille euro al mese per stare “appresso” a lui e fare tutti i “servizi” che vuole». La «paga» di mille euro mensili sarebbe la stessa destinata anche a Sorrentino. Sempre nell’ordinanza è riportato nero su bianco: «Cristian dice che lo zio (Rosario Giugliano, detenuto, ndr) si è lamentato poiché non sono ancora andati in Calabria.

A tal proposito Cristian afferma che lui non può spendere duecento euro per andare in Calabria, visto che lui percepisce mille euro al mese, cinquecento deve darli al padre (Francesco, detenuto) e altri cinquecento li spende per fare i colloqui sia con lo zio sia con il padre». Le trasferte in Calabria, secondo gli inquirenti, sono quelle per imbastire un giro legato al traffico di sostanze stupefacenti, da acquistare proprio in quella regione.

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