L'eurodeputato del Pd, Andrea Cozzolino

di Giancarlo Tommasone

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Il comunismo equiparato al nazismo, la risoluzione del Parlamento europeo ha aperto un dibattito molto acceso a sinistra, tra i rappresentanti dei diversi partiti. Al centro della discussione sono finiti alcuni passaggi del testo (formato da una ottantina di pagine) intitolato «Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa».

La sinistra italiana
e la polemica
sulla risoluzione
del Parlamento europeo

Sotto accusa soprattutto le parti del documento in cui viene sottolineato che la «II Guerra Mondiale è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti». La polemica si è focalizzata pure sulla fase in cui si verte sugli omicidi di massa, genocidi e deportazioni, commessi dai regimi nazisti e comunisti, «che hanno causato nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità». La risoluzione è stata firmata anche dall’europarlamentare del Partito democratico, Andrea Cozzolino. Stylo24 lo ha intervistato per comprendere e fissare la sua posizione nell’ambito della discussione in atto tra gli esponenti della sinistra italiana.

Onorevole Cozzolino, lei è tra quelli che hanno votato a favore della mozione, perché?
«Il meccanismo di votazione è tale che, noi spesso, soprattutto quando si tratta delle ultime votazioni dell’ultimo giorno (di lavori in Parlamento), e quando non ci sono discussioni o particolari contese, ci troviamo in un rapporto di piena fiducia verso i collaboratori del gruppo socialista. Questa volta, ci siamo fidati di un lavoro non fatto bene, per una mozione sbagliata sotto ogni punto di vista».

Perché sbagliata?
«Non tanto per la contrapposizione, e la semplicistica equiparazione, tra nazismo e comunismo, che è solo uno degli aspetti, quanto per la cancellazione della storia recente dell’Occidente. Scompare la questione ebraica, scompaiono letteralmente i totalitarismi che hanno caratterizzato il Novecento, i fascismi non solo italiano, ma quelli di Franco in Spagna, di Salazar in Portogallo, dei colonnelli in Grecia. E’ stato ridotto tutto a una contrapposizione tra due blocchi».

Se potesse tornare indietro, quindi, non voterebbe a favore?
«Assolutamente, no. Mi schiererei contro. Anzi sto vagliando la possibilità, e il regolamento del voto parlamentare mi consente di cambiare orientamento, di oppormi a tale risoluzione. E non per una questione ideologica, ma perché è stata fatta una ricostruzione sbagliata dal punto di vista storico e politico. Una ricostruzione lontanissima dal realizzare una veritiera memoria comune, di cui la dimensione europea ha bisogno. E quella ricostruzione fatta in quel modo è un errore, su cui occorrerà riflettere, e al quale bisognerà rimediare col lavoro del Parlamento europeo». 

Come si sta muovendo il Partito democratico su questo versante?
«Con la delegazione del Pd, agiremo prima di tutto per chiarire la nostra posizione all’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) che ha giustamente, sollevato il caso e che si è detta preoccupata rispetto ai contenuti della mozione».

Quando si è accorto dell’errore?
«Quando ho potuto leggere per intero il testo della risoluzione. Cosa che ho potuto fare soltanto nella giornata di ieri, quando in effetti abbiamo avuto accesso al testo definitivo. Ho notato che c’erano errori di fondo macroscopici. Tra l’altro, voglio sottolineare che il lavoro del Parlamento europeo non è quello dello storico. Le ricostruzioni vanno lasciate appunto, agli storici, non possiamo sostituirci a loro».

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Nel 1990, Nanni Moretti nel documentario «La Cosa» ha inserito un suo intervento, in cui lei sottolineava il «bisogno di comunismo». Che cos’è oggi, per lei, il comunismo?
«Bisogna partire da un concetto: il nazismo è stato nel suo atto nascente una ‘cultura’ di dominio delle libertà e delle individualità delle persone. Il comunismo nasce come strumento di liberazione. Poi il corso della storia ha prodotto delle derive, mi riferisco per esempio a quella staliniana, che ha vanificato il disegno originario. Rispetto alle domande che mi sono posto in quel periodo, parlo del 1989-90, mi ritrovo di fronte ancora a interrogativi del tutto inevasi. Rispetto, ad esempio, a quale sia un bisogno di libertà e di liberazione dalle nuove forme di condizionamento, di oppressione, sul versante sociale, civile, culturale, ma pure economico. Non so se il termine comunismo corrisponda oggi a questa esigenza di liberazione, ma il bisogno c’è. C’è la necessità di una continua ricerca. Se dovesse esaurirsi questa ricerca, probabilmente, finirebbe anche il modo di pensare, di immaginare il futuro dell’umanità, attraverso una forma di liberazione».