Rajib Sayed (a sinistra) e il consigliere aggiunto, Viraj Prasanna, insieme al sindaco Luigi de Magistris

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

di Giancarlo Tommasone

Nell’Amministrazione dell’accoglienza e dell’integrazione, amica delle Ong, quella che si adopera per attrezzare una flotta salva-migranti da 400 unità e ribadisce, non appena se ne riproponga l’occasione, che i «porti sono aperti», capita che da più di otto mesi non si riesca a trovare una stanza per il consigliere aggiunto, stanza che gli spetta di diritto.

Non si riesce a mettere
nelle condizioni di lavorare
Viraj Prasanna,
che, l’abbiamo
ribadito più volte,
ha dei limiti
non indifferenti
riguardo alla nostra lingua

Ma è qui che fallisce ancora una volta il Consiglio comunale di Napoli che prima si nutre del clamore e della spendibilità mediatica delle elezioni per il portavoce della comunità degli extracomunitari, poi contribuisce alla sua esclusione, se ne dimentica. O meglio se ne vuole dimenticare, mettendolo, nei fatti, da parte e seguendo il contrario dei principi dell’integrazione, dell’accoglienza, della civiltà. La richiesta è stata espressa da Viraj, in numerose occasioni, e allora se si chiede una cosa e non si ottiene, praticamente chi non la concede, la sta negando.

E sta impedendo
a Viraj di esercitare
il suo mandato elettorale

Perché? Il presidente del Consiglio, Sandro Fucito, forse l’unico che maggiormente si è impegnato per cercare di far integrare il rappresentante originario del Bangladesh (proponendo la figura dell’interprete), ha detto al nostro giornale che per la questione della mancata assegnazione della stanza a Viraj, si sarebbero registrate delle resistenze forse dovute alle polemiche seguite all’elezione del consigliere aggiunto. Di che tipo di resistenze parla? E da parte di chi provengono? Sono domande che ci facciamo anche noi, ma che dovrebbero in primis farsi i consiglieri sia di maggioranza che di opposizione.

Quello di avere la disponibilità
di un ufficio è un diritto
che li accomuna, qualsiasi colore
politico li contraddistingua

E invece, in calce a un nostro post relativo a un articolo che riportava la circostanza delle «resistenze», abbiamo trovato il commento di un consigliere di opposizione che ha scritto, interrogandoci: ma chi ha resistito? Gli rispondiamo con una domanda: perché invece di commentare su Facebook, non ha chiesto spiegazioni in Aula? Non avremmo preteso un question time, la convocazione di una Commissione, ma un minimo di atto formale, un’alzata di mano per domandare: come è possibile che a un consigliere comunale, venga negata la stanza a cui ha diritto? Che tipo di resistenze ci sono? Perché?

E invece assistiamo alla deriva di un’Assise «silenziata», che, lo ribadiamo, tranne qualche intervento social non riesce a indignarsi più per alcuna cosa. Non riesce a prendere posizione per il caso di Tony Colombo, per la storia dei permessi relativi al flash mob, non riesce a chiedere ai protagonisti del Comune, riguardo a questa vicenda, cosa sia accaduto veramente, perché. Non riesce a domandarsi e a domandare, nella sede opportuna, l’Aula di Via Verdi: chi dice la verità, chi dice il falso rispetto a una storia di rilevanza nazionale? Chissà, tornando a Viraj, ci viene da pensare, che se fosse capitato a un altro consigliere di non avere un ufficio, avremmo assistito a ben altre prese di posizione. Ma si sa, non ci si stupisce più di  niente, nemmeno del fatto che ad alcuni colleghi «privilegiati» vengano assegnate due stanze invece che una. Forse siamo noi che non capiamo, forse quando si parla di Amministrazione dell’accoglienza e dell’integrazione si vuole intendere che oltre a Via Verdi, alcuni consiglieri, vengono «accolti» e «integrati» anche a Palazzo San Giacomo.

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT