Il consigliere comunale di Fratelli d'Italia, Andrea Santoro

di Giancarlo Tommasone
                                                                                 A Palazzo San Giacomo, i voti del governo arancione decidono anche per l’opposizione. E’ il caso della scelta del presidente della costituita Commissione di controllo sui beni (da alienare) del patrimonio comunale di Napoli. Da quanto risulta a Stylo24, l’osservatorio sull’operato della maggioranza, votato nel corso del recente Consiglio a Via Verdi, sarà guidato dal rappresentante di Fratelli d’Italia (partito di cui è pure il portavoce partenopeo), Andrea Santoro.

Il destinatario
dell’incarico
sarebbe stato
inquadrato in virtù
di un accordo
sottobanco
sottoscritto tra maggioranza
e parte dell’opposizione

Va da sé che un patto del genere, avallato dal placet del sindaco Luigi de Magistris e del capo di Gabinetto, Attilio Auricchio, oltre a svilire il ruolo politico e decisionale dell’opposizione, va ad influire sulla natura di controllo dell’incarico stesso.

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Poiché il presidente dovrebbe essere scelto nel corso di un confronto dei componenti dell’opposizione, per individuare il consigliere più idoneo a ricoprire l’incarico, e non essere eletto, invece, grazie ai voti convergenti della maggioranza, che ha più numeri, e più preferenze da esprimere rispetto ai colleghi della minoranza.

A questo punto,
ci si può e deve chiedere:
il diretto interessato, Andrea Santoro,
è soggetto consapevole
o inconsapevole
della manovra?

Se, come risulta alla nostra testa, è consapevole, c’è pure da domandarsi e da domandare al «patriota» Santoro, come mai si sia prestato a questo gioco. Tornando all’accordo sottobanco, però, è stato scoperto; alcuni componenti dell’opposizione, che erano completamente all’oscuro del patto, e che si sono visti scavalcati sul versante decisionale, hanno fatto intendere che quando sarà il momento di votare il presidente, esprimeranno parere opposto rispetto all’indicazione su Santoro.

A cui, si badi bene, per essere eletto, potrebbero bastare i consensi della maggioranza (compatta) e degli altri consiglieri di minoranza che sono stati sempre a conoscenza del «progetto».

La domanda da rivolgere
alla maggioranza

A questo punto, dunque, c’è da farsi pure un’altra domanda: perché la maggioranza interviene, con la sua scelta di voto convergente su Santoro, su un incarico che è appannaggio dell’opposizione? Un incarico, che non dimentichiamo, è quello di guida di un osservatorio di controllo sull’operato del governo locale, su un tema molto sensibile, qual è l’alienazione dei beni patrimoniali comunali.