Luigi de Magistris
Luigi de Magistris

Il debito dell’Amministrazione de Magistris è salito a 2,7 miliardi.

di Ilaria Riccelli.

L’extradeficit del Comune di Napoli incide in maniera drastica sulle future assunzioni, costringendo la giunta Comunale a operare un taglio sui fondi destinati ai concorsi da bandire per consentire le 600 assunzioni che erano state previste, oltre alle 482 attese per il prossimo anno, per un totale di 1082 nuovi dipendenti. La precisa stima del deficit era stata stabilita da una sentenza emanata dalla Corte Costituzionale ad inizio anno. La sentenza ha individuato un importo di 2,7 miliardi per l’ammontare del debito nella amministrazione del comune, a differenza di quello che era stato stabilito già dal 2015 dal Municipio napoletano, che invece stabiliva un valore di 1,7 miliardi.

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L’accento è stato posto sulle difficoltà per il risanamento del bilancio. La giunta comunale con la delibera n. 211 approvata il 29 giugno, e mediante il rendiconto di bilancio firmato dall’assessore alle Finanze Enrico Panini, ha optato per il taglio dei costi del concorso pubblico, attuando un ridimensionamento delle spese pari 75 milioni, di cui 40 sarebbero serviti per allestire il concorso e stipendiare i nuovi assunti, mentre i restanti 35 sono relativi alla mancata vendita della rete del gas slittata all’anno prossimo. La dirigente del servizio rendicontazione e programmazione Claudia Gargiulo scrive in merito a questa empasse che «la gestione finanziaria del 2019 non ha prodotto risorse sufficienti per colmare il disavanzo dell’anno di gestione 2019 e non ha consentito ancora di raggiungere il reale equilibrio di cassa visto che non sono state reintegrate le entrate vincolate utilizzate in termini di cassa per il finanziamento di spese correnti».

E’ necessario, pertanto, bloccare la spesa del bilancio, così come era stato imposto dalla giurisdizione unitaria della Corte dei Conti nel 2019. La Corte dei Conti esercita la propria giurisdizione nella forma non contenziosa del controllo sul bilancio dell’ente per attestarne l’equilibrio o il disequilibrio, e le eventuali illegittimità e irregolarità che possono inficiarne l’«armonico e simmetrico bilanciamento tra risorse disponibili e spese necessarie per il perseguimento delle finalità pubbliche». Il Comune di Napoli aveva subito l’anno scorso gli effetti del rimedio del “blocco della spesa” a seguito di questo controllo, in virtù dell’“inadeguatezza” delle misure correttive, adottate a fronte di irregolarità e squilibri in precedenza rilevati da una pronuncia della stessa Corte. Il “maggiore disavanzo” è stato pertanto ricalcolato, e il Comune ha stabilito di ripagare il debito, così come è stato ridefinito, nei prossimi trent’anni, gravando le future generazioni del peso inesorabile dello stesso.

Ci si domanda, anche alla luce delle ultime pronunce della Corte Costituzionale sul punto, se sia legittimo oberare di questo onere coloro che di fatto non hanno contribuito a generare il debito. Più da vicino si può osservare che la riscossione dei tributi comunali ha un indice di evasione molto alto, laddove solo quello della Tari si attesta intorno al 50%. La maggior parte degli evasori della tassa sulla raccolta dei rifiuti è costituito da utenze commerciali. Ci si sofferma inoltre sulla dismissione del patrimonio, da cui dovevano arrivare decine di milioni: ne sono arrivati soltanto sette.

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