lunedì, Gennaio 24, 2022
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Il Comune batte Romeo: il Tar boccia il ricorso dell’immobiliarista

Non basta la Scia per i lavori di restauro di un immobile del cinquecento

di Fabrizio Geremicca

Il Comune di Napoli comunica a Romeo che la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) non è sufficiente per effettuare i lavori di restauro e ristrutturazione di un immobile di realizzazione cinquecentesca e vincolato al civico 7 del Vicoletto del Leone, nei pressi dell’albergo dell’immobiliarista. Lui ricorre al Tar Campania attraverso le società RomeoAlberghi S.r.l. e Romeo Immobiliare S.r.l. ma perde. I giudici amministrativi confermano, infatti, il provvedimento adottato con la nota p.e.c. il 25 gennaio 2018 della Direzione Centrale Pianificazione e Gestione del Territorio, Servizio Sportello Unico Edilizia privata relativo appunto alla inefficacia della Scia.

La vicenda inizia alcuni anni fa, quando – alla luce dello stato di fatiscenza dell’edificio in questione – sia il Comune di Napoli che i Vigili del Fuoco emanano disposizioni volte alla messa in sicurezza e al consolidamento statico.

Gli interventi eseguiti per il consolidamento sono oggetto di approvazione della Soprintendenza il 16 ottobre 2010. Il 7 agosto 2017 Romeo presenta in via telematica la Segnalazione Certificata di Inizio Attività. Con nota p.e.c. in data 25 gennaio 2018, però, il Comune comunica l’inefficacia della SCIA e ordina «di non porre in essere i previsti lavori». Romeo ricorre al Tar. I giudici danno ragione al Comune.

La sentenza del Tribunale amministrativo

«Il primo ed il terzo motivo di ricorso – recita la sentenza – possono essere esaminati e trattati congiuntamente. Con tali motivi è stata dedotta l’illegittimità dell’invito a conformare la documentazione a corredo della SCIA con la presentazione di istanza di autorizzazione paesaggistica, subordinandosi l’esecuzione delle opere oggetto della SCIA a detto adempimento. L’evoluzione progressiva della fattispecie in esame ha oggettivamente sconfessato le argomentazioni svolte sul punto da parte ricorrente, che in atti attesta come «la competente Soprintendenza con nota 16.11.2020 ha dato atto della compatibilità dell’opera dal punto di vista archeologico e paesaggistico».

Secondo i giudici «il sopravvenuto parere positivo di compatibilità dell’opera dal punto di vista archeologico e paesaggistico attesta in modo inequivoco come un parere fosse necessario e che, pertanto, in modo corretto e pienamente legittimo il Comune di Napoli chiedeva l’integrazione documentale a corredo della SCIA e sospendeva, nelle more, l’esecuzione delle opere in questione. Peraltro, a causa della mancanza del più volte citato parere di compatibilità dell’opera dal punto di vista archeologico e paesaggistico, la SCIA in oggetto non era stata presentata con un completo corredo documentale».

L’immobile di Romeo in Vivoletto Leone 7 è finito, mesi fa, anche al centro di una vicenda penale. Il 27 maggio ufficiali ed agenti della Polizia Locale di Napoli e della Guardia di Finanza hanno effettuato un sopralluogo nel cantiere per verificare la legittimità delle opere in corso. Hanno contestato che «si stavano effettuando lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione al corpo di fabbrica principale in assenza di qualsiasi titolo edilizio ad eccezione del parere della Soprintendenza». E’ scattato il sequestro, poi convalidato il I giugno dal Gip. Il Tribunale del Riesame, però, lo ha annullato con ordinanza del 21 luglio.

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