Il boss di San Giovanni a Teduccio, Vincenzo Mazzarella (deceduto nel 2018)

LA STORIA DELLA CAMORRA Il capoclan Vincenzo Mazzarella (deceduto nel 2018) nel corso di un processo contro il clan Zaza

di Giancarlo Tommasone

«Signor presidente, in non appartengo a nessuna organizzazione, io sono stato sempre da solo e contro tutti quanti». A parlare, interrogato dal presidente della Corte, è il boss di San Giovanni a Teduccio, Vincenzo Mazzarella (deceduto nel novembre del 2018). ’O pazzo – come era conosciuto Mazzarella all’anagrafe di camorra – sfila in aula il 25 febbraio del 1986, alla sbarra nel processo imbastito contro il clan Zaza. Ad accusarlo sono due pentiti, dissociatisi dalla Nco di Raffaele Cutolo, uno di essi è Pasquale D’Amico, alias ’o cartunaro. «Io a questo cartunaro, D’Amico, come si chiama lui, non l’ho mai conosciuto di persona, lo conosco dai giornali», sottolinea il boss. «Quindi lei dice che non appartiene a nessuna organizzazione criminale, e cosa dice circa il ferimento di un suo compagno di cella, circa il litigio? Questo (detenuto) poi si rivolse al cosiddetto Tribunale della Fratellanza (il magistrato si riferisce all’«organo giudicante» del cartello della Fratellanza napoletana, ndr), scrivendo una lettera», espone il presidente. «Signor presidente – risponde Mazzarella –, non conosco nessun Tribunale della Fratellanza, e poi io non è stato un ferimento. Io con questo stavo in cella, insieme, nel carcere di Campobasso. Successe tutto perché io stavo lavando a terra (il pavimento, ndr), lui voleva entrare per forza nella stanza, e litigammo». «Mentre litigavamo – continua il boss – vennero le guardie, e questo (detenuto) per sfogare, si buttò con la testa nel muro. E tra parentesi, se non si fosse buttato nel muro, gli avrei rotto io la testa». «E perché?», chiede il presidente. «Come: è perché? Perché io stavo lavando a terra e quello per forza voleva entrare». «Ma col detenuto in questione – incalza il giudice – eravate amici prima di questi fatti?». «Mai. Stavamo nella stanza insieme e siamo stanti in cella insieme per un mese, per venti giorni…», ribatte il boss. «E per il fatto che lui si è rivolto al Tribunale della Fratellanza, vale a dire a Vollaro (il boss Luigi Vollaro, ndr)?», domanda ancora il presidente della Corte. «Ma che ne so? Dovete chiedere a lui? Io quando litigo con uno mica gli chiedo prima i documenti», taglia corto Vincenzo Mazzarella.

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