Se restare a casa è un dovere, far valere le proprie ragioni è un diritto

Il Governo nazionale per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID – 19 con il Decreto Legge n. 19/2020 ha imposto molteplici misure restrittive che hanno notevolmente inciso sul nostro vivere quotidiano. Tra le misure restrittive più rilevanti vi è la limitazione della circolazione delle persone. E’stata infatti disposta la limitazione alla possibilità di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora, salvi spostamenti individuali per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o urgenza, motivi di salute o altre specifiche ragioni.

Nel decreto legge si prevede che il mancato rispetto delle misure di contenimento COVID-19 è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro, salvo ovviamente che il fatto costituisca reato. Nonostante lo slogan del momento sia #iorestoacasa, proprio al fine di invitare i cittadini a rimanere a casa per evitare il contagio, c’è chi per le esigenze prima menzionate ha dovuto allontanarsi, seppur temporaneamente, dalla propria abitazione. Nonostante le comprovate esigenze, però, alcuni cittadini hanno avuto la sfortuna di incappare in qualche esponente delle forze dell’ordine più realista del re, che ha dato sfogo al suo eccesso di zelo talvolta semplicemente male.

ad

Per fare qualche esempio: si pensi alla presentatrice tv, Federica Torti, multata per essere andata a fare la spesa in tuta, ma i militari hanno ritenuto che stesse facendo jogging; o l’ortopedico in pensione che a Reggio Emilia si è visto notificare una multa di 373 euro per “essere andato a comprare il giornale e le mascherine”. Davvero spiacevole è quanto accaduto a Livorno dove, invece, la Polizia Stradale ha sanzionato una famiglia toscana perché portava la figlia di 8 anni ad un controllo in ospedale dopo aver subito un trapianto di midollo osseo – per fortuna in questo caso sono poi arrivate le scuse e l’azzeramento della sanzione da parte del Prefetto. Ebbene, cosa può fare il cittadino che si vede elevare una sanzione amministrativa perché sta violando le norme anti coronavirus?

Il rimedio previsto è quello del ricorso al Prefetto del luogo ove è stata commessa la violazione. L’eventuale trasgressore avrà 30 giorni di tempo dalla notifica del provvedimento per presentare al Prefetto competente scritti difensivi o documenti a sua discolpa, i quali possono essere inviati tramite Pec, lettera raccomandata o anche presentati a mano in Prefettura. Qualora il Prefetto ritenga che non vi siano i presupposti per contestare la violazione, procederà ad archiviare il procedimento; nel caso invece in cui ritenga che sussistano i presupposti della contestazione, provvederà ad emettere nei confronti del trasgressore un’ordinanza ingiunzione, che verrà notificata al destinatario, nella quale specificherà l’importo che dovrà essere pagato nel termine di 60 giorni.

Ma anche a fronte di tale ordinanza ingiunzione il cittadino può far valere le sue ragioni: contro tale provvedimento è, infatti, ammessa la possibilità di proporre ricorso alternativamente al Prefetto o al Giudice di Pace (alla pari di quanto avviene per le normali contravvenzioni previste dal codice della strada) entro 30 giorni dall’avvenuta notifica. Restare a casa è un dovere – morale e giuridico – del cittadino. Far valere le proprie ragioni innanzi all’autorità competente è un diritto!

Avv. Mario Pelliccio