mercoledì, Dicembre 1, 2021
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«Comanda la gang» e anche i 99 Posse ne fanno parte

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Nuovo singolo per la band napoletana, solita critica al sistema di potere di cui (nessuno lo dice) da anni sono degni rappresentanti

di Leonida

Si intitola «Comanda la gang» (e come vedremo, da qui a breve, titolo non poteva essere più azzeccato) il nuovo singolo dei 99 Posse, band che quest’anno compie 30 anni di carriera. Il nucleo storico del gruppo è formato dalla voce, Luca Persico (Zulù), il basso, Massimo Jovine, i campioni, Marco Messina. I temi del brano brand new, e degli atri pezzi che la formazione napoletana annuncia? Sempre quelli mirati alla critica e al contrasto del sistema di potere.

Ne è passata di gente sotto al palco, quando la band muoveva i primi passi a Officina 99 di Via Gianturco (era il 1991), fino ad arrivare alla consacrazione nel 1993, con quella che diventerà una hit dell’antagonismo, Curre curre guagliò. Il tempo passa e spesso fa cambiare tutto, e può pure succedere che chi combatte il potere, il cosiddetto sistema (che ti incatena, ndr), si ritrovi poi a rappresentare un tassello importante di quel mondo tanto avversato, e che pubblicamente si deve ancora avversare.

«E’ una questione di qualità, è una questione di qualità o una formalità, non ricordo più bene, una formalità», salmodiava Giovanni Lindo Ferretti, e con tutto il rispetto, i 99 Posse, non sono i Cccp, né artisticamente, né politicamente. Ma è appunto, solo una formalità, quella a cui si aggrappano Zulù & C., facendola passare per qualità e scelta di campo, per riconfermarsi fedeli alla linea (giusto per citare nuovamente Ferretti). Perché nessuno lo dice – tranne Stylo24 – che i 99 Posse rappresentano ormai da anni, a Napoli, un pezzo importante del potere della musica, del sistema che decide tutto: da chi deve salire sul palco, fino a chi deve fornire le luci per illuminare la ribalta.

Il nostro quotidiano si è occupato in molte occasioni del «traffico» musicale operato nel capoluogo partenopeo, nel corso soprattutto dell’ultima amministrazione de Magistris. Quando le piazze, i festival cittadini, i concerti, dal centro storico fino alla periferia, sono stati letteralmente monopolizzati dal sistema 99 e dai loro accoliti. Attraverso una «consorteria» (termine tanto caro alla band) fatta di agenzie di booking, etichette discografiche, produzioni che si sono poste come unico obiettivo quello di veicolare i cantori del messaggio pseudo antagonista, e farli «comandare» a Napoli.

A Napoli comanda il «Sistema 99»

Dove, negli ultimi anni, a causa di questa rete dalle maglie strettissime, si è negato a nuove realtà, fresche e soprattutto genuine, di essere visibili, ascoltate. Tranne rarissime eccezioni (si può contarle, forse, sulle dita di una mano), lo spazio è stato dato a band e artisti, esclusivamente dei gangli del sistema (non li citeremo, ma a Napoli, e solo a Napoli, sono abbastanza conosciuti); e dunque, il capoluogo partenopeo è rimasto culturalmente fermo, cristallizzato al mood di chi, si dice in gergo, si suona addosso, e si specchia nel suo essere alternative.

Ma oltre che politica, è una questione di soldi, e ne girano tanti nell’ambiente musicale. E allora, non scopriamo oggi – certo, lo ribadiamo -, che in questo sistema di potere, gioca un ruolo fondamentale il bassista dei 99 Posse, Massimo Jovine, terminale delle manifestazioni musicali, in città.

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Direttore artistico del Concertone del Primo Maggio nel 2019, è considerato da molti il vero assessore (occulto, naturalmente, ndr) alla Cultura e allo Spettacolo a Napoli, durante il periodo in cui la carica è stata rivestita da Eleonora De Majo (del laboratorio occupato Insurgencia), e addirittura prima, quando quest’ultima studiava da apprendista delegata.

Sarà anche per questo, che i 99 Posse si sono precipitati a firmare il manifesto di ringraziamento alla De Majo (dimissionaria). Alla band, va ricordato, che la controcultura (di cui si dicono espressione), si ha con la critica e la lotta al Palazzo, non con gli amici nel Palazzo.

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E allora, tornando al titolo del nuovo pezzo, «Comanda la gang», è, ripetiamo, più che mai azzeccato, e ci chiediamo: i 99 Posse quando lo hanno partorito pensavano veramente a Mattarella, Draghi, Renzi e Salvini, come hanno detto, oppure inconsciamente, si riferivano a chi controlla la musica a Napoli? Città in cui, se sei di un altro colore politico, e non conosci chi devi, né hai gli agganci che contano, a certi palchi, non ci arriverai mai. Il sistema vi ha incatenato, cari 99 Posse, e adesso ne fate parte, ne siete una parte importante. Nessuno lo dice. Noi sì.

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