Tina Rispoli e Tony Colombo sul palco dell'evento in Piazza del Plebiscito

Il caso delle nozze trash

Due ore è durato l’interrogatorio di Tony Colombo, ieri in Procura. Il neomelodico di origine siciliana, era accompagnato dalla moglie, Tina Rispoli, e dal legale, l’avvocato Luigi Senese. Al cospetto dei pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra (titolari dell’inchiesta insieme al procuratore capo Giovanni Melillo), è stato interrogato anche Claudio de Magistris, fratello di Luigi, sindaco di Napoli. L’inchiesta nasce per fare luce sul flash mob-concerto di Piazza del Plebiscito, che si svolse la sera del 25 marzo, «sorpresa per l’addio al nubilato», ha dichiarato più volte l’artista palermitano, per Tina Rispoli (vedova del defunto boss Gaetano Marino). Colombo ha risposto alle domande del pm, sottolineando come quella sera, al Plebiscito, non si sarebbe tenuto un concerto, bensì, appunto un flash mob. E dice, non sarebbe stato allestito alcun palco, ma una pedana di due metri per due.

Dal materiale video della serata
in Piazza del Plebiscito è stata realizzata
la clip «Ti amo amore mio», che su YouTube
ha totalizzato 12 milioni di visualizzazioni

Va sottolineato, però, che dal materiale video di quella serata, è stato realizzata una clip della canzone «Ti amo amore mio», vista fino ad oggi da 12 milioni di persone su YouTube, e che si conclude con i ringraziamenti al Comune di Napoli, e con in bella mostra, il logo dell’ente di Piazza Municipio (come rilevato all’epoca da Stylo24). Per quanto riguarda i permessi, il neomelodico ha assicurato di essersi attenuto a quanto era stato autorizzato dal Comune, via mail.

Il logo del Comune di Napoli con i ringraziamenti alla fine del video di Tony Colombo e la tabella con i servizi dell’Unità Chiaia dei vigili per il 25 marzo

E poi, relativamente all’accesso, in piazza, di una pattuglia di militari dell’Esercito, che chiedevano chiarimenti rispetto all’evento, Colombo ha dichiarato, che telefonò alla dottoressa Terracciano, ed esibì ai militari, la mail con la quale Palazzo San Giacomo autorizzava il flash mob. Claudio de Magistris, ha poi affermato il cantante, l’aveva conosciuto anni prima in occasione di una manifestazione in Via Caracciolo. Lo aveva contattato a marzo scorso, per farsi mettere in contatto con gli uffici ai quali inoltrare la richiesta di flash mob. Il fratello del sindaco (assistito dall’avvocato Enrico Von Arx) è entrato nella stanza dei pm, dopo Colombo. Ha risposto alle domande per circa un’ora. Al quotidiano la Repubblica, ha dichiarato: «Abbiamo risposto a tutte le domande. Come ho già spiegato nei giorni scorsi, ho conosciuto Tony Colombo anni fa, per ragioni di lavoro, come un artista neomelodico di successo e dal grande seguito per quanto non di mio genere preferito. In questa come in altre occasioni, mi sono limitato a fornirgli gli indirizzi di posta elettronica degli uffici di competenza. Quello che è accaduto l’ho appreso dai giornali».

Nei confronti di de Magistris jr
e di Colombo viene ipotizzato
il reato di concorso in abuso d’ufficio

Stessa ipotesi di reato di cui rispondono anche due dirigenti comunali, Sarah Terracciano e Mafalda Fasanella. Tutti le persone  coinvolte, a vario titolo, nell’inchiesta nata per fare piena luce sull’evento del 25 marzo scorso, sono state convocate in Procura, nel corso di questa settimana. Ieri è toccato oltre a Colombo e a Claudio de Magistris, anche a Fasanella e a Terracciano (che si è avvalsa della facoltà di non rispondere). Mentre nei giorni scorso, gli inquirenti hanno ascoltato due dirigenti della polizia municipale, il comandante della sezione Chiaia, Sabina Pagnano e il capitano Giovanni D’Ambrosio, e tre caschi bianchi, in servizio in Piazza del Plebiscito. Nei confronti di questi ultimi la Procura ipotizza un’omissione in atti d’ufficio.