Tutto cambia, anche la camorra. Almeno da quanto si evince dalla relazione semestrale della Dia. Le organizzazioni malavitose campane non si limitano allo scontro tra bande rivali ma sono capaci di infiltrarsi nell’economia e nella politica, che alle dinamiche violente preferisce la gestione di grandi traffici internazionali a proiezione extra-regionale.

Le cosche, sempre di più, riescono a controllare i flussi della spesa pubblica,
il condizionamento degli appalti e la corruzione degli amministratori, elementi che hanno portato a un boom
di scioglimento di consigli comunali
per infiltrazioni mafiose

I rilievi dei carabinieri sul luogo dell'agguato
Blitz dei carabinieri contro la camorra dei Quartieri Spagnoli

Sono 18 i casi, con un rapporto di circa 5 denunciati o arrestati per ogni Comune sciolto. In Campania – rileva la Direzione investigativa antimafia – le prefetture hanno ricorso per 80 volte a provvedimenti di interdittive antimafia. Per la Dia, le maggiori criticità riguardano l’affidamento a gruppi criminali di lavori e servizi pubblici, favorito “da un diffuso disordine organizzativo e dalla mancanza di qualunque forma di controllo del territorio e di tutela della legalità”, tutti aspetti che agevolano “gestioni poco trasparenti e rendono le realtà amministrative locali maggiormente ‘permeabili’ all’azione della criminalità organizzata”.

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Un omicidio di camorra avvenuto al Rione Conocal

La Dia giudica “essenziale” la complicità dei colletti bianchi,
sempre più frequentemente coinvolti in inchieste di mafia

In un’indagine di luglio citata dalla Direzione investigativa Antimafia “si è rivelata la complicità di un direttore di banca”, impiegato in un istituto di credito di Bologna, grazie al quale esponenti camorristici erano riusciti a ottenere l’erogazione di mutui da impiegare per l’edificazione di immobili. La relazione della Dia si concentra, poi, sui cosiddetti aspiranti camorristi, giovani non legati a organizzazioni criminali, espressione “di un disagio generazionale che interessa giovani, per i quali i modelli criminali proposti dai clan continuano ad esercitare una forte attrattiva, rappresentando un facile strumento per la conquista di potere e ricchezza”.

Sotto la lente il fenomeno delle baby-gang

Proprio questi giovani, i componenti delle cosiddette ‘baby-gang’, rappresentano un bacino “inesauribile” per le organizzazioni criminali, dove reclutare manovalanza da impiegare per lo spaccio, le estorsioni e, in alcuni casi, anche per la consumazione di omicidi. A questa pletora di aspiranti camorristi, si aggiunge la schiera di ragazzi che appartengono a famiglie mafiose e vengono iniziati, dagli stessi genitori, ad attività criminali, ancora bambini. Questo è uno degli elementi che permette alle cosche di Napoli e di Caserta di restare in piedi: “La decapitazione dei vertici – osserva la Dia – ma anche la collaborazione con la giustizia di elementi di spicco dei clan, seppur comportando la necessità di una rimodulazione degli assetti, sembra non aver inciso sulla loro vitalità”.