(nelle foto Gianmarco Ammendola e Antonio Capasso)

Le accuse degli inquirenti.

di Luigi Nicolosi.

Fiumi di cocaina sull’asse Posillipo-Napoli Est-Casoria, il Riesame scagiona il figlio del ras del clan Contini, Giuseppe Ammendola, alias “Peppe ’o guaglione”. Il “rampollo” Gianmarco, arrestato a inizio mese insieme ad altre 23 persone, da ieri è tornato a piede libero in seguito all’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare disposto dai giudici delle Libertà.

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A spuntarla sono state le argomentazioni sostenute in aula dal difensore del 27enne, il penalista Giuseppe Ricciulli, il quale ha dimostrato l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza individuati dalla Procura a carico del giovane presunto narcos. Preso atto dell’incertezza del quadro indiziario, i magistrati della dodicesima sezione non hanno dunque potuto far altro che disporre l’annullamento del provvedimento cautelare e l’immediata scarcerazione dell’ormai ex indagato. Ammendola jr, non essendo detenuto per altro, già ieri sera ha così potuto lasciare il carcere di Poggioreale nel quale si trovava detenuto ormai dallo scorso 3 febbraio.

Eppure sulla testa del figlio del boss del rione Sant’Alfonso di Poggioreale erano piovute accuse pesanti come macigni. In particolare, Gianmarco Ammendola era stato inquadrato dagli inquirenti della Dda come uno degli stabili acquirenti di cocaina dal narcos di Casoria, ma con base a Posillipo, Ciro Capasso. In particolare, il 27enne avrebbe fatto da intermediario tra il broker internazionale e le basi di spaccio del “Connolo”. Nonostante gli sms intercorsi tra i due e le conversazioni intercettate dagli “007” della guardia di finanza, è emerso però che Ammendola jr era in realtà del tutto estraneo a quei loschi traffici di droga. Con il verdetto pronunciato ieri dal Riesame la maxi-inchiesta che ha gettato nello scompiglio i “salotti buoni” di Napoli perde così un primo importante tassello.