Il retroscena dell’omicidio di un affiliato a Castellammare di Stabia raccontato dal pentito Vincenzo Polito

Ucciso per aver lucrato sulla droga del clan. Secondo il pentito Vincenzo Polito, l’affiliato Nunzio Mascolo venne ammazzato a Castellammare di Stabia il 5 dicembre 2008, perché aveva speso il nome del clan D’Alessandro. Ecco che cosa dice il collaboratore di giustizia il 22 settembre 2010 ai pm antimafia: “Salvatore Belviso mi ha spiegato che Mascolo aveva avuto una discussione con Massimino il siciliano. Si tratta di Sola Massimo, che è cognato di Luciano Fontana e che presta soldi ad interesse. Belviso Salvatore mi ha raccontato che, dopo quella discussione, Nunzio Mascolo è andato a Scanzano da Enzo D’Alessandro per chiedergli se poteva uccidere Massimino”.

Il pentito Salvatore Belviso

A questo punto, avviene il colpo di scena. “Enzo gli ha quindi dato appuntamento a Salita San Giacomo – nel punto in cui Mascolo è stato ucciso – assicurando che gli avrebbe mandato lì la pistola”. Invece, a finire sottoterra è proprio lui. “Ad uccidere Mascolo Nunzio quindi sono stati i D’Alessandro. L’omicidio di Mascolo Nunzio era stato deciso molto tempo prima. Infatti, Luigi D’Alessandro (altro figlio del defunto boss Michele D’Alessandro e fratello di Enzo, ndR) aveva la possibilità di chiedere a Salvatore Imparato tutta la cocaina che voleva e Mascolo, che faceva uso di cocaina, ne aveva approfittato”. Era andato da Imparato “sostenendo falsamente che era stato incaricato da D’Alessandro”. Luigi D’Alessandro lo aveva picchiato e “cacciato da Scanzano”. Poi, “Mascolo si era avvicinato a Raffaele Di Somma (scissionista del clan di Castellammare di Stabia, ndR) e a causa di ciò era stato deciso il suo omicidio”.

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