La bassa qualita’ delle strutture e una scarsa comunicazione, in particolare per quanto attiene al digitale. Sono questi i principali deficit che l’universita’ di Napoli Federico II sconta rispetto agli altri grandi atenei d’Italia e che valgono alla piu’ grande universita’ della Campania l’ultimo posto nella classifica del Censis. Per l’istituto di ricerca, infatti, l’ateneo federiciano e’ ultimo nella graduatoria delle mega universita’ italiane, quelle che contano oltre 40mila iscritti. Prima e’ l’universita’ di Bologna, mentre in fondo alla classifica, a precedere la Federico II, ci sono le universita’ di Catania e di Bari. La valutazione degli atenei ha preso in considerazione l’analisi di sei famiglie di indicatori: i servizi, le borse di studio e i contributi, le strutture, il sito web, l’internazionalizzazione e l’occupabilita’.

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La carenza della Federico II in termini di strutture riguarda la quantita’ di posti in aula confrontata al numero di iscritti e la disponibilita’ di posti in biblioteche, laboratori e aule informatiche in base al numero di studenti che valutano “adeguati” questi spazi. Il punteggio della Federico II, pari a 66 in un ranking che va da 50 a 93, e’ il piu’ basso d’Italia. Stessa valutazione per quanto riguarda la comunicazione, con il Censis che ha preso in esame il sito internet dell’ateneo in termini di funzionalita’ e contenuti. La Federico II e’ penultima, prima di Catania, per l’internazionalizzazione, cioe’ il numero di iscritti stranieri, corsi di laurea in inglese, numero di studenti che hanno trascorso periodi di studio o formazione all’estero. Penultimo posto dietro Catania anche per le borse di studio erogate, i servizi, in particolare in merito ai pasti a pressi agevolati e contributi per gli alloggi, dove e’ dietro solo all’universita’ degli studi di Milano e a pari punti con La Sapienza di Roma, e l’occupabilita’, cioe’ il numero di laureati che risultano occupati a un anno dalla laurea, dove fa peggio soltanto Bari.

Per quanto riguarda i singoli corsi di laurea, la Federico II e’ particolarmente indietro in scienze e tecnologie informatiche (penultima in Italia dietro solo all’altro ateneo napoletano Parthenope), lingue e mediazione linguistica. Meglio le lauree triennali in discipline economiche come scienze del turismo, della gestione aziendale, economiche e della gastronomia, letterario-umanistiche come filosofia, lettere e storia, architettura e ingegneria civile. Tra le magistrali a ciclo unico, la Federico II e’ ultima in classifica per la medicina veterinaria mentre e’ la migliore del Sud per farmacia e farmacia industriale. Le scarse performance della Federico II, la piu’ grande del Mezzogiorno, sono emblematiche del divario Nord-Sud evidenziato dal Censis, che conferma come anche nell’anno 2017-2018 siano “aumentati gli immatricolati negli atenei del Nord (Nord-Ovest +3,2% e Nord-Est +4,1%)” mentre siano “diminuiti quelli degli atenei del Centro (-1,2%) e del Sud (-0,1%)”.

 

La flessione negli atenei del Mezzogiorno – sottolinea il Censissi inquadra all’interno di un fenomeno tradizionale: la elevata percentuale di studenti meridionali in mobilita’ extra-regionale. Nell’ultimo anno piu’ del 23% e’ andato a studiare in una regione diversa da quella di residenza, a fronte dell’8,5% dei colleghi settentrionali e del 10,8% di quelli residenti nelle regioni centrali“.”Ci abbiamo lavorato molto e abbiamo raggiunto il risultato desiderato. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro dedicato, che ha puntato sul continuo monitoraggio degli aspetti delle infrastrutture e dei servizi, nonche’ dell’attenzione agli studenti, in un’ottica di costante miglioramento“. Cosi’ Aurelio Tommasetti, rettore dell’universita’ di Salerno, commenta i dati del Censis che vedono l’Unisa collocarsi al sesto posto tra i grandi atenei italiani che hanno tra i 20mila e i 40mila iscritti.

L’ateneo di Salerno e’ l’unico in Campania a posizionarsi tra i migliori del Paese e l’unico a crescere, di ben otto posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno. Considerando i parametri presi in esame dal Censis, Salerno ottiene il secondo punteggio piu’ alto tra i grandi atenei, dietro solo a Perugia, per la comunicazione e i servizi digitali ed e’ quinto per le strutture disponibili nel campus di Fisciano. Tra i grandi atenei italiani presi in considerazione dal Censis c’e’ anche l’universita’ della Campania Vanvitelli, ultima a pari merito con l’universita’ di Chieti e Pescara. Entrambe portano a casa un punteggio generale di 75,5 punti (su un range che va da 50 a 91,2). Salerno ottiene 85,2 punti mentre la prima in classifica, Perugia, e’ a quota 91,2.

L’universita’ Vanvitelli sconta soprattutto le carenze in termini di servizi (agevolazioni su pasti e alloggi per gli studenti), borse di studio erogate e occupabilita’, cioe’ persone occupate a un anno dal conseguimento della laurea. Tra gli atenei medi, da 10mila a 20mila iscritti, l’universita’ di Napoli L’Orientale e’ ultima con un punteggio di 73,7. Un punto in piu’ per l’altro ateneo napoletano Parthenope, terzultimo in classifica davanti a Catanzaro e dietro L’Aquila. Va male per la Campania anche nella graduatoria dei piccoli atenei fino a 10mila iscritti. L’Universita’ del Sannio, infatti, e’ penultima in classifica, avanti solo all’universita’ del Molise e dietro all’universita’ della Tuscia di Viterbo.