La droga partiva dal Sudamerica in direzione Torre Annunziata: le motivazioni della sentenza che ha portato condanne per 150 anni di cella.

Il sistema del traffico di stupefacenti descritto da intercettazioni e collaboratori di giustizia: la droga arrivava a Torre Annunziata tramite i container delle navi che esportavano banane e pesce dall’Ecuador, le quali navi sbarcavano al porto di Salerno dove un gruppo di addetti legati – secondo l’Antimafia – ai Tamarisco, chiudevano un occhio consentendo al gruppo di recuperare indisturbati i panetti di droga. Ad incastrare gli imputati, sia i collaboratori di giustizia Claudio Scotto e Alessandro Montella, sia una lunga serie di intercettazioni, sia ambientali, sia telefoniche. Il tribunale di Torre Annunziata ha depositato le motivazioni della sentenza emessa a gennaio, che ha portato alla condanna di dodici imputati accusati, a vario titolo, di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante delle grosse quantità. La famiglia dei Tamarisco era osservata da tempo dell’Antimafia, ed i racconti dei pentiti confermano il castello di accuse a loro carico.

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In duecento pagine di sentenza, viene descritto come avveniva il sistema di importazione ed esportazione della droga, organizzato dalla famiglia del rione Poverelli per inondare le piazze di Torre Annunziata e dell’area metropolitana di Napoli. Domenico e Bernardo Tamarisco, a capo della piramide organizzativa, sono stati processati con rito abbreviato.

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