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Lo ha riconosciuto in foto: è lui. Vincenzo Sibillo, il padre dei fratelli Pasquale ed Emanuele. Quest’ultimo il baby boss ucciso dai sicari del clan Buonerba in via Oronzio Costa il 2 luglio 2015. Il primo in carcere, arrestato pochi mesi dopo. Lì dove si trova anche ‘o ninno, come i figli chiamavano Vincenzo Sibillo. Arrestato con Giovanni Ingenito, Giosuè Napolitano e Giovanni Matteo, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli e che ha portato alla luce le richieste estorsive nei confronti della pizzeria Di Matteo ai Decumani. Zona in cui la famiglia Sibillo, proprio a pochi passi dalla storica struttura.

Vincenzo Sibillo

Il racconto è tanto vero quanto sembra preso da una scena di un film. Lo riporta un articolo del ‘Mattino’ a firma del collega Leandro Del Gaudio. Che riferisce delle parole di uno dei soci del ristorante messe agli atti degli inquirenti. Sembrava un giorno come gli altri, a ridosso delle feste natalizie, quando, tra i vari clienti in attesa di potersi sedere per mangiare una delle più celeberrime tradizioni napoletane, la sagoma di un uomo appare sulla soglia del locale.

 

E’ un sabato pomeriggio. Prima gli sguardi, poi la richiesta: “Voleva 1500 euro come anticipo della richiesta di Natale. Era lì, all’altezza di Vico Giganti, mi fece segno che voleva parlarmi, mi chiese quei soldi”. Poi il riconoscimento in foto. Era proprio Vincenzo Sibillo. Le carte al Riesame e la rinuncia a sostenere l’udienza.

Pasquale ed Emanuele Sibillo

Vanno, invece, avanti le indagini sui tre attentati consumati ai danni di altrettanti negozi della zona. Gli spari contro il ristorante ‘Terra mia’ i primi di gennaio, la bomba esplosa all’esterno della saracinesca della pizzeria di Gino Sorbillo e, appunto, gli spari contro Di Matteo. Gli inquirenti si stanno concentrando sulla formazione di un nuovo gruppo criminale che potrebbe essere sostenuto dai Mazzarella. Con il chiaro intento di prendere possesso del territorio del clan Sibillo (sostenuto dai Rinaldi). Una guerra aperta, combattuta con le bombe, le pistole e le richieste di “pizzo”.

 

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