Un frame del video che gira nelle chat dei camorristi del clan Sequino
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di Giancarlo Tommasone

I Sequino, secondo quanto si evince da un’informativa della polizia giudiziaria datata 15 settembre 2017, avevano allacciato rapporti con esponenti delle famiglie malavitose delle Case Nuove. Con i quali rischiano non solo di fare una «brutta figura», ma anche di entrare in contrasto.

Tutto ciò a causa di un debito non saldato
nei loro confronti e ammontante a 16mila euro

La circostanza emerge da una conversazione, intercettata in ambientale, che avviene il 30 giugno del 2016 all’interno dell’abitazione di Silvestro Pellecchia (cognato dei boss detenuti Nicola e Salvatore Sequino e arrestato insieme ad un’altra ventina di componenti della cosca della Sanità, lunedì scorso). I contenuti dei dialoghi captati dalle forze dell’ordine, indicano come il clan Sequino abbia rapporti con esponenti di gruppi criminali delle Case Nuove (zona nei pressi dell’ospedale Loreto Mare). Annotano gli inquirenti, che un soggetto non identificato, «raggiungeva l’abitazione di Pellecchia Silvestro riferendogli che quelli delle Case Nuove si erano rivolti in malo modo verso gli affiliati: “Sono venuti quelli delle Case Nuove… hanno preso in malo modo a tutti quanti…”; interveniva il figlio di Silvestro, Salvatore, il quale chiedeva all’interlocutore dove fosse avvenuto l’incontro e se allo stesso avesse partecipato Sequino Giovanni detto Gianni Gianni: “… e dove hanno parlato con questi qua? Ah, non hanno parlato con Gianni?…”». A questo punto, è riportato ancora nell’ordinanza, interviene Silvestro Pellecchia che asserisce che i quattro delle Case Nuove sono arrivati alla Sanità in sella a due motociclette, ma che nella circostanza Gianni Sequino (figlio di Nicola e considerato il reggente di fatto della cosca) si è nascosto: «Gianni si è nascosto… e me ne vado anche io». L’accesso nella «roccaforte» del clan, da parte di quelli delle Case Nuove, avrebbe dato fastidio a Silvestro Pellecchia che «interpretava l’azione delle citate persone come un affronto nei loro riguardi».

Ma cosa erano venuti a fare alla Sanità
«quelli di giù al Loreto Mare»? A pretendere la restituzione
di un debito di 16mila euro contratto dai Sequino

Salvatore Pellecchia, fa però notare al padre Silvestro che il debito, in realtà, è di appena 6.000 euro: «Ma quali sedicimila euro? Ma quando mai… forse da qua deve avere solo 6mila se non mi sbaglio». Il padre afferma, invece, che quanto detto contrasta con le parole di Gianni Sequino: «Tu dici 6mila, Gianni dice 10». Silvestro, inoltre, annotano gli inquirenti, si lamenta del fatto che «Gennaro Passaretti, si era nascosto per non affrontare gli emissari della Case Nuove: “Genni si è nascosto, Toto (si rivolge al figlio), le cose che fanno sempre…”». Interviene di nuovo Pellecchia jr che «ritenendo un affronto l’atteggiamento degli esponenti delle Case Nuove, i quali si erano imposti presentandosi nel feudo dei Sequino, asseriva che bisognava affrontarli in malo modo, sebbene avessero ragione: “Io li prenderei malamente proprio, papà, a questi scemi… che vengono a impostarsi a casa nostra. Però tu dici che da una parte hanno anche ragione. E che siamo scemi?”». In effetti, Silvestro si lamenta per la brutta figura, dal punto di vista criminale, fatta dalla cosca con i creditori: «Che figura di merda, sai perché? Perché ha detto (si riferisce alle parole riportate dall’emissario del sodalizio): “A noi invece di rispettarci, ci prendete per il culo, dobbiamo litigare tra compagni?”».

Ma Salvatore non ci sta e pur riconoscendo le ragioni dei suddetti emissari, afferma che, al posto del padre, «avrebbe fatto capire loro l’oltraggio che stavano perpetrando nei confronti di quelli della Sanità, sottolineando, contestualmente, che i Sequino non temevano nessuno: “Io dicevo ’o frà, se stavo io, tu dei soldi hai ragione… ma tu qua giù non puoi venire a impostarti… si spezza la corda perché noi non abbiamo paura di nessuno, quello da una parte ha anche ragione…”».

La conversazione verte poi sul comportamento tenuto
da Gianni Sequino (ritenuto dagli inquirenti il reggente del clan)
e sulla magra figura fatta da quest’ultimo

E’ Nicola, padre di Gianni, secondo quanto dice (intercettato) Silvestro Pellecchia ad aver «stilato gli accordi con i soggetti delle Case Nuove e pertanto spettava a Gianni Gianni affrontarli, decidendo, eventualmente, di non tener fede alla parola del padre, con le relative conseguenze: “E’ Nicola, mica sono io, voi fate le figure di merda, si chiamasse il figlio… il figlio, se non vuole tenersi la parola, scende e fa quello che deve fare…”». Alla conversazione captata a casa di Pellecchia, partecipa anche Antonio Pirozzi (classe ’98, anche lui arrestato nel corso dell’operazione scattata lunedì).

“Tutti quanti ci stavano. Ci stavano tutti, ma nascosti nel portone…”

Il 21enne chiede se Gennaro Passaretti fosse presente all’incontro con quelli delle Case Nuove. Gli rispondono Silvestro e il figlio Salvatore, asserendo «che c’erano tutti, nominando sia Passaretti che Antonio Esposito (classe ’93 detto Barone)». Aggiungono poi, come si evince dalla trascrizione della conversazione intercettata, che «come al solito, i predetti affiliati si erano nascosti: “Tutti quanti ci stavano. Ci stavano tutti, ma nascosti nel portone…”».

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