(nelle foto i ras Pietro Iodice, alias "Pierino ’a Siberia", e Renato Tortora).

L’interrogatorio del 30 dicembre.

di Luigi Nicolosi.

Un patto di ferro per la conquista del potere criminale a Casoria e mettere alla porta i “vecchi” esponenti del clan Moccia. Il neo pentito Luigi Migliozzi, passato dalla parte dello Stato da appena un mese e mezzo, è un fiume in piena. L’ormai ex estorsore e armiere al servizio del capozona Renato Tortora nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 30 dicembre scorso ha rivelato ogni aspetto del suo rapporto e, soprattutto, dell’accordo che aveva stretto con il ras di San Pietro a Patierno, Pietro Iodice, alias “Pierino ’a Siberia”.

Ecco dunque gli inediti verbali relativi all’incontro che Migliozzi ha avuto con il sostituto della Dda, Gianfranco Scarfò: «Quando mi sono incontrato con “Pierino” nel 2017, dopo la mia scarcerazione, lo stesso mi ha regalato 2mila euro e mi ha detto che essendo io bravo con la droga dovevo riaprire una “piazza” nelle Palazzine. Pertanto decide di affiliarmi a loro». Quella che ne scaturì fu una montagna di denaro, con mesate, stando a quanto riferito dal neo pentito, degne di un narcotrafficante di medio calibro: «Da allora – ricorda Migliozzi – ho preso uno stipendio di 4-5mila euro al mese. “Pierino ’a Siberia” appartiene ai Moccia. Intendo il clan Moccia e so che la famiglia Moccia vuole bene a “Pierino”».

A questo punto il racconto di Migliozzi si focalizza con insistenza proprio sulla figura del reggente di San Pietro a Patierno: «“Pierino” si recava sempre ad Afragola ma non so da chi e spesso diceva che riceveva ordini dall’alto. Io però non l’ho mai visto con qualcuno della famiglia Moccia, né conosco qualcuno di questa famiglia. “Pierino” diceva sempre che si è fatto un sacco di anni di carcere per la famiglia Moccia allo stesso modo di Mauro Franzese. “Pierino” quando parlava di Mauro lo appellava “mio fratello”». L’interrogatorio si conclude quindi con la minuziosa ricostruzione dell’organigramma del gruppo di mala capeggiato da Iodice: «Fra il 2017 e ottobre 2018 – ha spiegato Migliozzi – era composto da “Pierino ’a Siberia”, che era il capo, Vincenzo De Pompeis, omissis, Renato Tortora, Enrico Tortora, Pasquale Carrese “’o russ”, io stesso, Giovanni Baratto, omissis, Cristiano Scognamiglio, Rosario Garzia “’o lione”. E poi ci stava Emanuele Maugeri “’o nano”, che non prendeva lo stipendio ma che si prestava per qualsiasi cosa; per quanto ne so io non ha partecipato direttamente al tentato omicidio Fonzo».

Parole pesanti come macigni, con tanto di retroscena, nomi e cognomi, destinate a mettere duramente alla corda la potentissima cosca di Napoli Nord.