TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA:
CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

Erano ventisette le richieste di misura di custodia cautelare della Dda di Napoli nell’ambito dell’indagine su un gruppo criminale di Afragola (Napoli) dedito alle estorsioni, ma il gip Luisa Miranda ha ritenuto di rigettarne diciannove. La richiesta di misura cautelare del pubblico ministero e’ datata 13 dicembre del 2018, l’informativa finale e riepilogativa della compagnia dei carabinieri Casoria e’ del 2013, protocollata due anni dopo, cioe’ nel 2015. Dunque, sostiene il giudice, “pur trovandosi davanti a reati aggravati dal metodo mafioso, non sussiste piu’ l’attualita'”. Inoltre c’e’ una sorta di indagine fotocopia, risalente al 2014, questa volta della Squadra mobile che con un decreto di fermo aveva portato all’arresto di esponenti di spicco dei Moccia che sono stati coinvolti anche in questa inchiesta che ha portato all’esecuzione di otto provvedimenti restrittivi.

ad

Per il gip nell’informativa del 2014, “c’erano gia’ elementi dai quali si poteva desumere le fonti di prova che hanno coinvolto gli indagati della misura cautelare odierna”. L’indagine comunque colpisce un gruppo legato al potente clan Moccia, che per anni ha gestito gli affari criminali della zona a Nord di Napoli e in particolare Afragola, Frattamaggiore, Cardito, Caivano, Arzano. Ogni zona aveva un sottogruppo, che il gip definisce “distinte articolazioni territoriali”. A Casoria quella che si crea alla morte improvvisa del boss Michele Angelino, il 13 luglio 2012 per cause naturali. Il colpo decisivo per l’intera inchiesta e’ stata l’installazione di una telecamera nascosta all’interno del ‘Mega Garage 2000’, dei fratelli Mauro e Raffaele Bencivenga, ritenuti i referenti della ‘paranza di Casoria’, e del loro socio in affari Salvatore Barbato l’uomo che ha riorganizzato il gruppo di Angelino legato ai Moccia.

 

Gli esisti delle indagini hanno portato a scoprire numerosi episodi di estorsione ai danni imprenditori e commercianti della zona. Uno dei commercianti, il titolare di una caffetteria, decide di raccontare tutto ai carabinieri. “Un uomo arrivo’ con un foglio e mi disse ‘fai parte di Casoria e devi pagare a noi’ e mi chiese mille euro di estorsione nelle tre rate canoniche di Natale, Pasqua e Ferragosto”. Sotto ricatto della cosca semplici cittadini che subivano richieste anche di 1.700 euro per la restituzione di auto rubate, ma anche costruttori incaricati di appalti pubblici, come un imprenditore di Casoria che aveva vinto un bando per la riqualificazione delle strade del Comune e che subisce diversi tentativi di richieste di “denaro per i carcerati”, o il titolare di un distributore di carburanti che, di fronte a una richiesta di 200 euro al mese, cerca un suo conoscente che attua una mediazione con la cosca e gli fa ‘togliere’ la richiesta estorsiva in cambio della sua rinuncia a prendersi una licenza per la vendita di tabacchi.

C’e’ chi e’ taglieggiato per 1000 o 2000 euro al mese e chi invece riceve una richiesta annuale di un migliaio di euro. Ma soprattutto c’e’ l’intento di imporre una ditta di pompe funebri, come monopolista in due comuni, attuato con atti intimidatori anche con l’uso della dinamite, minacce piu’ o meno velate, e persino il tentativo riuscito di far chiudere la succursale di un imprenditore del settore costringendolo ad accettare 50mila euro come ‘risarcimento’, dopo averlo intimidito prospettandogli una una morte violenta nel caso in cui il suo negozio fosse rimasto aperto. E quando la ditta ‘amica del clan e’ destinataria di una interdittiva, si produce falsa documentazione per aggirare l’ostacolo.

 

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA:
CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

Riproduzione Riservata