di Giancarlo Tommasone

Nell’ambiente lo conoscono come il «gemello» e si occupa di piazzare le armi. E’ un trafficante che ha grande disponibilità e contatti – si ipotizza – con un giro più ampio. I «ferri» provengono dalla Russia, da depositi dismessi o trasferiti, ma evidentemente non ancora esauriti, che si trovano nell’ex Unione Sovietica. Il campionario nella disponibilità del «gemello» è ampio, lui può procurare Kalashnikov, Uzi, Skorpion e finanche bombe. La conversazione è intercettata nel mese di maggio del 2012, nel corso di una riunione presso l’abitazione di Nettuno, nella disponibilità del sorvegliato speciale Modestino Pellino (ucciso proprio presso la località laziale due mesi dopo il suddetto meeting). Insieme a lui ci sono Ciro Casone (freddato nel 2014 in un centro estetico ad Arzano) e Corrado Polizzi, destinatario di una delle 45 misure cautelati eseguite due settimane fa nei confronti di vertici e gregari dei Moccia.

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I tre parlano di armi e del fatto che ci sia bisogno di tornare in possesso della «merce» migliore. Dal colloquio si evince che un loro sodale, che all’epoca della conversazione si trova in carcere, prima dell’arresto abbia attinto ampiamente dal deposito riuscendo quindi ad accaparrarsi le armi meglio funzionanti e più perforanti. Si decide dunque di contattare il fratello di quest’ultimo affinché si rechi in carcere dal parente e si faccia dire dove si trovano fucili e pistole. «Tanto lui, cosa se ne fa, che sta in galera?», si chiede Pellino. Casone afferma di essersi recato al deposito succitato e di aver trovato tra le armi rimaste, una Uzi, che aveva fatto pulire e un mitragliatore calibro 7,65. Pellino chiede conto dei Kalashnikov e gli viene detto che nel deposito non ve ne è più traccia. Bisognerà farli recuperare.

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Casone dice allora che già sta trattando l’acquisto dei fucili mitragliatori, ma per una coppia gli hanno chiesto 7.000 euro. E’ troppo, fa notare Pellino, Casone concorda e afferma: infatti, gliel’ho detto… se facciamo 2.000 euro a pezzo li prendo, altrimenti niente. Tanto tengo pure le botte (si riferisce al munizionamento, ndr). Il «gemello» aveva poi proposto a Casone l’acquisto di un kit completo, tutte armi nuove provenienti – si ipotizza – sempre dalla Russia. Dal tenore della conversazione fa intuire che si tratti di un prezzo di favore, un forfait per una semiautomatica calibro 9×21, un Kalashnikov, una Uzi, due Skorpion e una bomba. Si tratta di roba nuova. Vedendosi prospettare un affare, Pellino invita Casone a prendere tutto.