La dichiarazione di Mario Savio: non avevo niente a che fare con Marco Mariano.

Il primo grado di giudizio si era concluso con numerose assoluzioni da parte della III sezione penale del Tribunale di Napoli. Ieri si è tenuta la requisitoria in Appello per il processo durante la quale il pg ha chiesto la conferma di tutte le condanne inflitte per i capi e i sottoposti dell’organizzazione camorristica finiti alla sbarra. Tra i primi figurano Arcangelo (condannato a 6 anni di carcere) e Raffaele Trongone (per lui 9 anni), considerati i ras del sodalizio attivo nella zona di Santa Chiara e alleato del clan Mariano. Entrambi accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso e processati con il rito abbreviato. Stesso capo d’accusa pendente anche sulla testa di Antonio Cammarota (per lui 6 anni e 6 mesi).

Ecco gli altri condannati:

Salvatore Daniele, commercio di prodotti falsi (un anno e 2 mesi, più una multa di 240 euro);
I fratelli Massimo e Ciro Gallo, traffico di stupefacenti (12 anni il primo, 10 il secondo);
Ciro Leccia, vendita di prodotti contraffatti (2 anni e 10 mesi);
Roberto Moccardi, ricettazione e truffa (un anno e 2 mesi);
Gianluca Palmieri, minacce (un anno e 4 mesi);
Raffaele Pastore, traffico di stupefacenti (10 anni);
Giovanni Pulente, per aver attestato il falso (2 anni);
Edene Rodrigues Mendes, cessione di stupefacenti (4 anni e 6 mesi, più 20mila euro di multa);
Vijay Sahai, contraffazione (2 anni e 9 mesi, più una multa di 900 euro);
Gennaro Selillo, associazione a delinquere (5 anni);
Mario Vecci, commercio di capi di abbigliamento falsi (un anno e 2 mesi, più una multa di 240 euro);
Il primario del Monaldi che avrebbe attestato false malattie a Marco Mariano (3 anni);
Mario Savio, associazione a delinque e contraffazione (10 anni).

Proprio quest’ultimo è stato protagonista di un intervento con cui ha preso le distanze dal clan dei ‘Picuozzi’: “Non avevo niente a che fare con Marco Mariano, anzi, con i Ricci stringemmo un patto per estromettere il clan dai Quartieri Spagnoli”.

A seguito degli arresti avvenuti nel 2015, Marco Mariano aveva deciso di cominciare la sua collaborazione con la giustizia. E con lui, anche il suo fedelissimo Maurizio Overa. Grazie alle loro dichiarazioni è stato possibile cominciare una importante ricostruzione della mappa criminale del centro storico napoletano.