E il pusher si sfoga con l’amico: se non sei figlio di qualcuno, pure se gestisci una piazza fai la fame a mille euro al mese

Anche per vendere droga al dettaglio, c’è bisogno di affiancamento e apprendistato. E poi, tra i gestori delle piazze, c’è chi riesce a guadagnare bene dalla propria attività criminale e chi invece continuerà a «fare la fame». La conversazione avviene tra un pusher dei Lo Russo e un suo amico-cliente, con quale lo spacciatore si sfoga. I dialoghi intercettati – ritenuti interessanti dagli inquirenti – finiranno agli atti di una inchiesta contro il clan dei capitoni di Miano. Rispondendo alla domanda dell’amico – è riportato nell’ordinanza – il pusher afferma che il nuovo referente (della piazza di spaccio) sta guadagnando molto denaro, «ma che è già abbiente (facoltoso) di suo, in quanto è già “il figlio di qualcuno!”». Ad essere, invece, un semplice «guaglione» (vale a dire un fiancheggiatore), «fai la fame. Prendi mille euro al mese», racconta lo spacciatore.

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Nell’occasione – come ricostruiscono gli investigatoti che commentano il contenuto delle intercettazioni – il pusher si riferisce, senza dubbio, alla parentela di peso del «nuovo gestore della piazza. Il quale è figlio di un famoso e spietato killer dei Lo Russo, in carcere per aver riportato condanne all’ergastolo». Quindi, per riuscire e fare soldi nel campo degli stupefacenti, intende il giovane intercettato, giocano un ruolo importante anche i parenti, o comunque le persone «che ti introducono nel giro». Dopo aver parlato del precedente gestore della piazza, allontanato dal clan perché «non si era comportato come si deve», e dello stile di vita agiato di quest’ultimo (proprietario di varie autovetture di lusso e di un’intera collezione di scarpe costose), il pusher torna a sfogarsi con l’amico-cliente.

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Le lamentele dello spacciatore

E si lamenta del comportamento poco affidabile di tale scignetella. Quest’ultimo, si evince dai dialoghi, aveva voluto affiancarsi allo spacciatore, aiutandolo nella vendita dello stupefacente, dapprima a titolo gratuito. «Una volta che aveva ben imparato il mestiere e che aveva conquistato la fiducia del suo “maestro”, questi gli aveva lasciato la gestione dello spaccio, alternandosi con lui nella vendita», è riportato nell’ordinanza.